I docenti usa e getta della Buona scuola

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RIFORMA. Una cosa appariva apprezzabile e certa nella Buona Scuola: la sbandierata volontà di sanare finalmente la piaga del precariato dei docenti. In realtà, al di là delle dichiarazioni di propaganda, dal DDL emerge una realtà sorprendente (no: terrificante): il meccanismo prefigurato nel DDL porta alla progressiva precarizzazione di tutti i docenti, anche quelli già di ruolo da anni. Infatti (art. 8), i docenti assunti  dal prossimo a.s. saranno inseriti in albi territoriali, senza l’assegnazione di una specifica sede; da questi albi attingeranno, con la chiamata diretta, i dirigenti scolastici. E qui viene il bello (il brutto!): l’incarico del docente neoassunto durerà tre anni e poi, secondo il giudizio (l’arbitrio?) del preside, si verrà riconfermati o si ritornerà nel limbo degli albi. “Assunti” ma licenziabili dopo tre anni. V’è di peggio (art. 7 co.4): nell’infernale meccanismo precarizzante degli albi finiranno anche tutti i docenti già di ruolo che affronteranno un trasferimento (per scelta o necessità).

Così, anno dopo anno una quota crescente di docenti saranno “precari triennali”: ogni tre anni impegnati a cercarsi nuove collocazioni, e ad ingraziarsi un preside che li convochi con la chiamata diretta (talvolta in base al merito, ma anche subendo clientelismi, arbitrii, antipatie, ideologie). Tutto ciò è un unicum nella P.A.: c’è una perversa volontà punitiva verso gli insegnanti? Davvero vogliamo che siano schiere di docenti usa e getta, umiliati nella loro dignità e privati di stabilità e quindi di serenità, a prendersi cura del nostro bene più prezioso, la formazione intellettuale e umana dei nostri giovani?  
GIANFRANCO MOSCONI

 

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