Poletti scherza Renzi è serio

  • Tony Saccucci

Roma. Lunedì scorso il ministro del lavoro Poletti ha detto che tre mesi di vacanze sono troppi. Nei gruppi Facebook degli insegnanti si è scatenato il panico sul titolo dei giornali che furbescamente hanno omesso che si parlava degli studenti. Avrebbero dovuto leggere l’articolo, è vero. Ma in tempo di guerra un petardo diventa una bomba.

Non voglio entrare nel merito delle vacanze estive degli studenti e fare paragoni con l’Europa (sempre l’Europa…). Voglio invece far notare una preoccupante coincidenza: lo stesso giorno Renzi parlava agli studenti di una nota università della capitale: «Vorrei togliermi qualche sassolino: deriva autoritaria delle riforme è il nome che taluni professori un po' stanchi danno alla loro pigrizia […] Chi è legittimato a decidere non è un dittatore perché se non prende decisioni consegna il Paese alla palude. Decidere, se legittimati a farlo, è democrazia».

Tutti distratti dalla bagarre vacanziera: dichiarazioni dei sindacati, dell’associazione nazionale dei presidi, dell’unione degli studenti. Ma nessuno si è soffermato sul macigno (lo ha chiamato “sassolino”) lanciato dal Premier.

Professori stanchi sopraffatti dalla pigrizia. Altro che il mite Poletti. Per Renzi chi individua falle enormi nel ddl scuola è solo “stanco”. Perché in questa smania compulsiva del fare c’è da decidere. Quello che conta è la decisione. La decisione per la decisione, si direbbe parafrasando Kant. Che poi la decisione vada in direzione contraria agli slogan del governo è un dettaglio che nella strategia confusa e convulsa non merita attenzione. 

«Oggi abbiamo bisogno di fare una scommessa in questo settore: c'è bisogno di scuola, è la sfida culturale che dobbiamo vincere al tempo del terrorismo. L'Italia dei prossimi 50-100 anni dipenderà dal modello educativo e universitario».

Pensiamo male almeno per una volta: l’obiettivo è quello di trasformare la scuola pubblica statale in un grande villaggio turistico di pessima qualità per consegnare il futuro del Paese alle élite congedate dalle scuole d’eccellenza. D’altra parte il Premier si rivolgeva agli studenti dei master della LUISS School of Government. Università privata, per l’appunto.

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