Renzi deve intervenire sulla burocrazia lenta

  • Massimo Blasoni

ROMA Il rapporto di fiducia tra Stato e aziende si è ormai rotto per eccesso di burocrazia. Ogni giorno si confrontano due realtà diverse e cinconciliabili: da un lato l'imprenditore che avrebbe voglia di costruire e sviluppare il suo business; dall'altro l'amministrazione pubblica che lo frena appigliandosi a una selva di leggi e regolamenti spesso barocchi e inutili.

Un esempio: i giorni di attesa per la concessione di un'autorizzazione edilizia. L'ultimo rapporto annuale di Doing Business (Banca Mondiale) rivela che in Italia sono mediamente 233 contro i 96 in Germania e i 64 in Danimarca.

Nella classifica mondiale occupiamo il 173esimo gradino: meglio di noi fanno lo Zambia e il Ghana. Perché chi deve rilasciare l'autorizzazione non ha alcun interesse a farlo subito, nonostante significhi l'assunzione di lavoratori e commesse importanti per l'intera filiera. In quell'eccesso di regole vanno cercate, in parte, le cause di molta disoccupazione e della bassa competitività del nostro sistema. A una media impresa sono necessarie 269 ore l’anno per pagare le tasse.

Un evidente squilibrio esiste anche sul fronte dei diritti-doveri. Al minimo inadempimento Equitalia bussa alle porte dell'impresa con sanzioni severe, ma le cose cambiano quando è lo Stato a far fronte ai propri impegni. Malgrado le promesse di Renzi, nel 2014 il debito commerciale si è riformato e oggi supera i 70 miliardi di euro con pagamenti medi a 130 giorni.

Gli annunci non bastano più: senza riforme radicali perderemo il treno della ripresa internazionale.

 

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