La serie A in campo “cimitero” per elefanti

  • Francesco Facchini

Viene tristezza. Se per una sera ci si dimentica che il calcio italiano è in preda a maneggioni e truccatori di bilanci di genere e si scende in campo, beh, sale la tristezza. Una di quelle tristezze che vengono a guardare il volto sciupato della propria attrice preferita, quella sulla quale da giovani si facevano pensieri proibiti, preso ormai dal tempo e dalle rughe (oppure da qualche ritocco di troppo).
La serie A, sul campo, sembra infatti ricovero per rifiutati, cimitero per elefanti o parcheggio per panchinari d’oltreconfine. Mentre la classifica, impietosa, dice che lo scudetto si poteva anche assegnare a settembre, che forse si discute sul secondo posto, ma non su altro, che le retrocessioni sono decise, sui verdi prati fan faville gli scarti di produzione come Salah o figuran eroi quelli che stavan seduti a Manchester (Tevez).

Saltabeccando qua e là poi si trovan rifiuti del Bayern o dell’Arsenal (Shaquiri e Podolski), riserve del Real (Higuain), cannonieri più valutati per centimetri di virilità che per realizzazioni (Doumbia), corridori spompi (Gervinho), gloriosi genitori sul sunset boulevard (Totti), maniscalchi che sembran calciatori (Glik), difensori che solo se li baci diventan giocatori (Ranocchia), francesi rimpatriati e poi riespatriati velocemente (Menez), triangolatori senza un lato  (Borja Valero) quantità industriali di stop a inseguire, rimesse laterali invertite che manco nei pulcini e partite in zona salvezza vietate ai deboli di stomaco (per manifesta bruttezza).
Tirando una riga e le debite somme il campionato italiano è di povertà tecnica e tattica assoluta, tanto che il meglio, in quanto a piedi, sta in panchina. Un Sampdoria-Inter con Mancini e Mihajlovic seduti a dar ordini fa malinconia. Sarebbe da mandarli in campo, altroché, visto il contesto...
Se vogliamo indagare, poi, c’è Inzaghi che starebbe meglio in area di rigore perché in panca non sa come starci, c’è Allegri che in campo era matto e aveva un buon piede, c’è Pioli che era un bel difensore... Però c’è anche Garcia che sembrava fosse amore e invece era un calesse… C’è del buono, anche, anzi ce n’è uno buono: Felipe Anderson. E poi? Tristezza. Tanta.

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