La resa di Pisapia e le elezioni in Francia e Spagna

  • Maurizio Guandalini

Più che un colpo di tacco, l’annuncio di Pisapia, di non ricandidarsi, è una resa. Un politico, un amministratore di grandi o piccole città, in un solo mandato elettorale può fare ben poco, di certo vedrà le briciole delle pagine e pagine del programma con cui si era candidato. Vuoi perché nei primi anni erediti le scelte di chi c’è stato prima, vuoi perché c’è da prendere confidenza con la ‘macchina’ e quindi con le decisioni (intrise di lungaggini burocratiche). Servono due mandati. Come, ai cittadini, servirebbero due mandati per giudicare con ponderatezza. Ma non c’è tempo. Anni di crisi finanziaria ci hanno usurato i nervi. Vogliono risultati. E su quelli cambiano il loro voto alla velocità della luce. Da una elezione all’altra, nel giro di qualche mese. E senza distinzione: fino a poco tempo fa l’elezione europea aveva un trend, quella politica un altro trend e quella regionale un altro livello ancora. Oggi non ci stanno più vie di mezzo. Anche i sondaggi sono andati in tilt. Domenica si è votato in Spagna e in Francia: regionali e provinciali. Ma toni e dibattiti della campagna elettorale erano da politiche. D’altronde sicurezza e austerità sono temi globali ma che interessano i cittadini da vicino, nella loro quotidianità. Il global/local funziona alla perfezione.  
Anche i sondaggi sono andati in tilt. Domenica si è votato in Francia dove
è tornata a vincere la destra moderata
In Francia è ritornata a vincere la destra moderata di Sarkozy che ha usato i temi propri della Le Pen (sfatando addirittura la regola che tra l’originale e la copia è meglio l’originale) e in Spagna i voti sono andati all’opposizione tradizionale dei socialisti che a sua volta ha utilizzato i temi ‘non austerità’ propri dei giovani Podemos. La storia ci abitua così a dei ricorsi storici spaventosi, l’elettorato alla fine rimane affezionato ai tronconi tradizionali conservatori (sicurezza)-progressisti (no-austerità), a dei moti d’affetto (elettorale) umorali, a delle valutazioni di pancia: prometti, gridi, non fai e io cambio voto. In Italia ci saranno, tra qualche mese, delle elezioni regionali (e comunali) che vedono impegnate regioni di peso (dal Veneto alla Puglia, dalla Campania alla Toscana). Ha ragione il direttore di Metro nel dire che sarà un test ‘nazionale’ per Renzi. I cittadini metteranno la croce su uno o su un altro partito se avranno visto dei miglioramenti nella loro vita, se si sentono più sicuri, se qualche soldo in più in tasca è arrivato. Vale in Italia come in Francia, in Spagna come in Grecia. La resa del sindaco di Milano, Pisapia, sta qui. Le sole mani pulite non servono a far felici e contenti i propri amministrati.

MAURIZIO GUANDALINI
economista, Fondazione Istud
 

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