Il colpo di tacco di Giuliano Pisapia

  • GIAMPAOLO ROIDI

Ha fatto la cosa giusta, Giuliano Pisapia, sindaco - da ieri uscente - del Comune di Milano, ufficializzando in un giorno qualunque la sua decisione di non ricandidarsi alla guida della città nelle elezioni del 2016. Bisogna uscire di scena quando si vince, quando si è al top, prima di cominciare la parabola declinante di un percorso politico. Che in Italia, poi, arriva spesso ben prima dell’ultimo anno di mandato.  

Sì, la cosa giusta, perché a Milano sta per cominciare l’Expo e chissà come andrà. Fin qui è anche una storia di ritardi e scandali, più qualche ottimo progetto in via di ultimazione. Il bello, per il Paese, viene ora, speriamo bene. Pisapia è e sarà il sindaco dell’Expo, ma senza più una ricandidatura da difendere e consolidare. Non è poco. La faccia in gioco, da ieri pomeriggio, è un po’ più quella del grande timoniere, il premier del 41%, e un po’ meno la sua, il sindaco “arancione” a fine corsa, che quattro anni fa sbaragliò tutti i sondaggi e mise fine a vent’anni di dominio azzurro-verde nella città di Berlusconi. 

Il prossimo giugno si voterà  in 515 comuni e sette regioni. Sarà un importante banco di prova per testare il gradimento di Renzi (a meno che qualcuno non voglia davvero sostenere che le amministrative non abbiano una valenza politica e dove conta solo la forza nei territori). Ma anche quello dei suoi avversari, Lega salviniana in testa. Se il leader del Carroccio dovesse vincere nelle zone del Nord, saranno cavoli. Ma per mille motivi le comunali di Milano post Expo risulteranno la vera finale di Champions League per il partito della Nazione. Veder trionfare gli eredi di Bossi e Albertini oppure assistere al ritorno dell’ex cavaliere sarebbe insopportabile per il Grande Rottamatore. 

Da oggi comincia, dunque, una campagna elettorale che durerà un anno, passerà da primarie e talent show di ogni tipo, nella quale vecchi e possibili nuovi patti trasversali saranno valutati attentamente. Pensate a due “milanesissimi” come Pippo Civati (natali a Monza) e Maurizio Lupi, e a quanto potranno risultare decisivi o d’intralcio quando si tratterà di eleggere il nuovo sindaco. “Non lascio per stanchezza, ma perché la politica non deve essere una professione, ma un servizio”. Il colpo di tacco di Giuliano Pisapia, prima di chiedere la sostituzione, è da incorniciare.
 

GIAMPAOLO ROIDI

 

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