Pisapia scommette sul popolo arancione

  • Andrea Sparaciari

Alla fine ha sciolto la riserva. A 14 mesi dalle elezioni, Pisapia ha voluto mettere fine alle chiacchiere e ha formalizzato ciò che già tutti già sapevano, ma si ostinavano a chiedergli. Non si ricandida, nonostante i sondaggi lo dessero per sicuro vincitore. Un unicum nel panorama italiano e di ciò anche gli avversari dovrebbero dargliene atto. Nel 2011 vinse per una scommessa e nel 2015 lascia con un’altra scommessa: fare spazio ai suoi “giovani”. Un azzardo, perché non è detto che le nuove leve (Majorino o, meno probabilmente, Tajani) superino la prova primarie.

Andarsene significa lasciare mano libera a quel Pd che guarda al centro (nonostante l’“incidente Lupi”), intenzionato a rompere il fronte di sinistra che bocciò Boeri. Probabilmente il renziano Emanuele Fiano sarà il prescelto del Premier, 10 anni in consiglio comunale, solida esperienza  in parlamento e buone conoscenze in città. Un buon cavallo, ma che non scalda il cuore degli arancioni. Il Pd alle europee prese il 41%, ma erano europee e Milano Renzi non l’ha mai amato. Pisapia ha deciso di puntare sulla sua gente, se avrà avuto ragione, lo sapremo tra 14 mesi. Circa la destra, è stata incapace in questi quattro anni di trovare una valida alternativa (sparita l’opzione Salvini che pensa a livello nazionale). Ora vuole contarsi, riorganizzarsi e probabilmente sceglierà Mariastella Gelmini come nome forte. Una candidatura più di “dovere” che di “cuore”, soprattutto per i leghisti che considerano Palazzo Marino una Fort Alamo da conquistare.