Corruzione, se la chiama è tra Barabba o Gesù

  • Maurizio Guandalini

Si può non rubare? È da 700, e passa, giorni che la legge anticorruzione è ferma al Senato. Non ci interessa un’unghia curare il male. Perché è incurabile. Siamo così, noi italiani, è nel nostro carattere, e nella nostra storia: pacca sulle spalle, una mano lava l’altra e doppia faccia. Di fronte al magna-magna ci sono due scuole di pensiero, non esemplari: chi  s’indigna, più perché avrebbe voluto esserci lui tra i magnaccioni,  e chi giustifica,  e lascia correre, perché c’è ben altro di cui occuparsi.  In paesi seri,  il solo sospetto, porta ad immediate dimissioni. Qui da noi si cincischia, si guarda intorno, si fanno giri straordinari fino a negare anche la potestà paterna dei figli, pur di rimanere attaccati alla cadrega. Il denaro è tentatore a destra, sinistra, centro, chiesa, industriali, tecnici &C. Che fare? Rinnovare le classi dirigenti? Quelli nuovi che arrivano dicono sempre che c'è da cambiare e che nulla sarà come prima. Ci vuole il  pugno di ferro? Mussolini era ossessionato dalla corruzione dei suoi gerarchi. La Cina, la Russia, l'India hanno la stecca facile.  L’etica e la morale: è una pozione magica che andrebbe 'inculcata' dalle scuole elementari. Dai "grandi" però dovrebbe arrivare l’esempio, chi è in politica o fa l’industriale, chi fa il sindaco o il capo di una polisportiva non può godere nella sporcizia. E soprattutto sono da rifiutare giustificazioni bagnomaria, vie di mezzo, uscite e ritorni di sicurezza o riabilitazioni fraterne. Siamo italiani però. Il solo metodo per creare provvigioni utili alla corruzione è l'evasione fiscale, che da noi viaggia a mille. Il binomio evasione e corruzione è tipico dei paesi dove c'è molto che non va, sia tra i governanti che tra i governati. Il nostro mancato impegno a risolvere l'evasione è il sintomo di una siesta messicana, continua. E' genetico. Prenderla per le lunghe, snobbare la sostanza e poi, alla prima occasione, con ipocrisia, stupirci dell'andazzo che gira intorno.  Le opere pubbliche, mangiasoldi, hanno costi esorbitanti e sono un cantiere continuo. Che ci vuole capire che lì qualcosa non va? Quell'Incalza è rimasto al suo posto per sette ministri consecutivi, è stato indagato in 14 procedimenti giudiziari:  sempre assolto. Era un tecnico indispensabile, si dice. Sono solo l'8% le grandi opere finite. Più che indispensabile Incalza era furbo, di quella furbizia che fa tanto italiano. Tra un po' ci sarà il Giubileo. Speriamo che, tra peccato e confessione, lo Spirito Santo ci dia una mano e, di fronte alla chiama Barabba o Gesù, la gente scelga quello giusto.

MAURIZIO GUANDALINI, economista e giornalista

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