Docenti preparati nonostante i tagli

  • Tony Saccucci

L a vera politica si fa con la statistica. Dati oggettivi, inoppugnabili. È un po’ che lo ripeto: il sistema formativo determina la forza e la debolezza di una Nazione. E allora, se andiamo ad analizzare il rapporto sull’istruzione (“Tutti i numeri della scuola” Giunti editore) presentato ieri in Campidoglio ci si apre un mondo. Il tomo è una quantità enorme di numeri e percentuali sul sistema della formazione degli ultimo anni. Scolarità, differenza di genere, risultati, euro, distribuzione regionale, confronti. Una serie infinita di grafici e tabelle. Una miniera per gli addetti ai lavori. Nella miriade di informazioni, una balza agli occhi: il grafico della spesa che lo Stato italiano riserva all’istruzione. Dal 1996 al 2011 è stato un tracollo progressivo. Per darsi una regolata, nel 2011 il Paese che più di tutti ha investito nell’istruzione è stata la Danimarca col 7,8% del Pil, mentre l’ultimo è stato la Bulgaria col 3,6. Indovinate l’Italia dove si colloca? Al terzultimo posto, quasi a pari merito con la Romania. 
Il Rapporto non può non sbilanciarsi e individuare nel 2008 l’anno terribilis: “Quell'annualità rappresenta nel mondo scolastico degli ultimi anni quasi uno spartiacque tra il prima ed il dopo, in quanto fu proprio il DL 122 del 2008 a stabilire le nuove regole per la formazione degli organici che hanno comportato un risparmio di 8 miliardi di euro per le casse dello Stato”. Correva il ministero Gelmini a guida Berlusconi.
Malgrado il tentativo evidente di smantellare l’istruzione, i dati relativi ai risultati scolastici degli studenti italiani in confronto agli altri Paesi restano superiori pur se relativamente più bassi rispetto al 2007. 
La deduzione logica che se ne deve trarre è che malgrado la campagna denigratoria, i docenti italiani - anche se messi in condizioni estreme (perché questa è la situazione attuale) - riescono ancora a preparare bene i propri allievi. Non per molto, è ovvio: perché il fondo del barile è stato raschiato. Non è superfluo ricordare che lavorano con gli stipendi (quasi) più bassi d’Europa. Così, giusto per zittire con numeri e dati gli zelanti corifei dell’ultim’ora che sputano sentenze sulla categoria alla quale mi fregio di appartenere.

TONY SACCUCCI, insegnante e scrittore

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