Dolce contro Elton Si cali il sipario

  • Maurizio Baruffaldi

Piuttosto che indossare qualcosa firmato da Dolce e Gabbana mi metto a vagare nudo con una foglia davanti, onorando il più antico degli stilisti. Mentre qualche vecchio vinile di Elton John potrei ancora metterlo sul piatto. Poi ascolto quello che dicono sullo spermatozoo che lievita nove mesi  in un utero ben pagato, e provo tristezza per il vecchio cantore fluorescente; e per la comunita gay che ha rimbalzato boicottaggio e rabbioso sdegno. Ma questo povero ragazzo siciliano potrà pensare che l'inseminazione artificiale non fa per lui, o no? Per lui ci vuole una madre, e siccome la natura l'ha fatto gay, il figlio non può averlo. Elementare Elton! No. Non puoi pensarla come un essere umano pensante e libero, ma come è giusto che pensi un omosessuale. Nessuno discimina, anzi, boicotta un gay più di un altro gay. Conosciamo il dolore profondo di coppie etero che le provano tutte, ma non possono avere figli. E si rassegnano. Perché l'inseminazione artificiale li umilia. Non hanno torto, non hanno ragione. Seguono la loro visione del mondo. Le più eroiche si gettano poi nell'impresa di conquistare il diritto all'adozione; impresa che non smette mai, perché un figlio che arriva dal rifiuto e dalle vessazioni è sempre pronto ad esplodere. Allora parliamo di questo, di queste persone enormi, rispetto ai minuscoli protagonisti di questo cicaleccio miliardario. Domenico Dolce ha tradito il suo sottile disprezzo usando la parola sintetici. Avesse avuto davanti agli occhi gli occhi sintetici dei figli dei suoi nemici li avrebbe detti umanissimi. Elton Jhon ha rispettato il delirio di onnipotenza di chi è abituato a comprare tutto. Adesso, per favore, caliamo il sipario.
MAURIZIO BARUFFALDI

 

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