La scuola “a scatti” non serve a nessuno

  • Maurizio Guandalini

L'OPINIONE Vi piace la Buona Scuola fatta di bonus, scatti d’anzianità e contratti? Di una scuola così, non sappiamo che farcene, ma chi è causa del suo mal pianga se stesso. Resta però un piccolo particolare, non marginale: con imposte e tasse la scuola la paghiamo anche noi.  Chissà, sarebbe stato meglio che di scuola ne parlassero di più coloro che insegnanti non sono, chi della scuola non ne fa una ragione di vita, chi non ha insegnato a Boston o chi è stato uno studente di scarso profitto. Changez la femme. La discussione sulla scuola luce colore e benessere, si è trasformata in un affare di casta (sindacale). La più grande casta: gli insegnanti. Di ogni ordine e grado. È proprio la rigidità del moloch “pubblica amministrazione-scuola-insegnanti-sindacato” che impedisce la partenza dalla testa, dalla scuola che vorremmo, dal cambiamento. Provate chiedere ai ricercatori dell’università come concorsi,  contratti a vita, scatti d’anzianità  accademici frenano la libertà di docenza, il valore dell’insegnamento, il fa chi più sa. La proposta free,  “tutti docenti a contratto” che avevo ventilato su Metro era una provocazione. Ma osservate la discussione che ha acceso. I docenti a contratto si sono concentrati solo su un pezzo: la scuola e il posto fisso a vita. Una frase per altro non così convinta. Un’ipotesi, diciamo. La casta si è fiondata a difendere il privilegio come condizione primaria per avere la buona scuola. Risultato, la buona scuola maquillage con un po’ di musica, arte e inglese in più e poi il macchinone tutto in retromarcia: un po’ di decisionismo, con i presidi, altra super-casta, che scelgono i docenti; un albo - come gli ordini professionali, le caste d’eccellenza - e gli insegnanti accontentati con un po’ di soldini. E voilà il pranzo è servito.
Il sapere non è più materia esclusiva della scuola. Oggi il sapere si va prendere ovunque si trovi
Io sono un artigiano dell’economia, arrivo dalla campagna, però due cosette le ho capite. 1) Il sapere non è più materia esclusiva della scuola. Il sapere si va a prendere dov’è. 2) La scuola  per  essere competittiva  deve avere  “maestranze” che viaggiano a mille. Altroché scatti. Nella mia visione liberale, terra a terra, per avere una buona scuola, diversa nei contenuti e nei programmi,  occorrono docenti stramotivati, in concorrenza tra di loro, concentrati su contenuti, innovazione e sperimentazione. Solo così capiremo che cos’è questo strabenedetto merito che non potrà mai esserci col posto fisso garantito a vita.

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista - Fondazione Istud

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