Sulla riforma facciamo uno sforzo di fiducia

  • La buona scuola

Ok, diamoci tutti una calmata. L’urgenza non c’è, e non si capisce se prima c’era e poi sono tutti rinsaviti, ma intanto tutto si è bloccato. E con questo? E se fosse proprio ora la volta buona? Se fosse arrivato il momento, per una volta, di dare fiducia al Parlamento? Il DDL ci dà un’occasione insperata, quella di discutere davvero, dopo mesi di chiacchiere, su cosa dovrebbe essere la buona scuola.

Alcune istanze della riforma non vanno rigettate: il merito, se basato su criteri oggettivi, chiari, insindacabili, e teso a valutare i processi e non i risultati, sarebbe un toccasana; la digitalizzazione, se accompagnata da finanziamenti e formazione, un salto nel futuro, così come l’organico funzionale, se strutturato per ampliare l’offerta formativa, e non semplicemente per tappare i buchi. La scuola è davvero il punto di partenza per il Paese, ed è vero quanto è stato detto da più parti: i docenti ne sono strumenti, non protagonisti. I protagonisti sono gli studenti, non ce lo dimentichiamo.

Ma dei docenti screditati, illusi o, peggio, disillusi, non saranno dei buoni attori sul palco che il Parlamento sta per allestire. Non si tratta di difendere rendite acquisite o perversioni sindacali. Si tratta di trattare razionalmente e con competenza una materia che fino ad ora è stata affidata agli interessi partitici ed economici. Tutte cose che con l’istruzione non dovrebbero avere nulla a che spartire.

SEBASTIANO CUFFARI

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