Ma quando studieranno davvero gli studenti?

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A leggere la bozza del disegno legge “La Buona Scuola” la prima domanda che sorge spontanea è: di quante ore sarà composta la giornata-tipo di uno studente? 400 ore di alternanza scuola-lavoro per gli Istituti tecnici e professionali, 200 per i licei oltre a quelle già previste per ogni ordine e grado di scuola. Lingue comunitarie e non comunitarie, discipline opzionali in più, corsi per ogni interesse ed esigenza, stage, tirocini, didattica in laboratorio e impresa formativa simulata, sicché, a fine percorso, il Curriculum dello studente possa essere pieno. 

Non solo, la Carta dello studente doterà di un imprimatur al ruolo che servirà persino a spendere. Certo ci vorranno dei finanziatori per cotanta offerta formativa, ma niente paura, ci saranno i sovvenzionatori: enti, fondazioni, associazioni, sponsor privati. 

Le sovvenzioni serviranno anche per ampliare le competenze informatiche di docenti, segreterie e studenti con corsi tenuti da persone che solitamente ne sanno meno dei nuovi nati digitalizzati. Per quanto riguarda l'inclusione ciascuno potrà avvalersi di un Piano di Studi personalizzato o individualizzato, in base ai bisogni specifici. Anche per i docenti c'è l'attrattiva di aumentare il carico di lavoro e di giungere a far parte dello staff dirigenziale, con nuove opportunità di produzione. 

Basterà essere istrioni con pseudoprofessionalità diverse e si potranno sostituire i colleghi di qualsiasi disciplina. I docenti saranno formati da agenzie specializzate, che già ridono, come altri nelle notti dei terremoti. Quando e quanto studieranno gli studenti, con tanto daffare? Interessa di più formare efficienti lavoratori scarsamente critici, futuri ottimi consumatori? Con quali soldi da spendere, se mancano pure per le nuove assunzioni? Si finge di ignorare che per il futuro di tutto lo Stato servono menti applicate allo studio? Oppure emergeranno da prestigiose scuole private? Forse la scuola che una volta rispettava attitudini e motivazione orientando subito al lavoro o allo studio era molto più onesta. Non si può riempire una tazza già colma.

ALGA FRATINI

 

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