Cosa significa utilizzare docenti non abilitati

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Nelle pieghe della bozza di decreto sulla scuola si annida una norma che darà un ulteriore colpo alla qualità dell’istruzione in Italia: la possibilità di utilizzare, per esigenze organizzative interne, docenti non abilitati in una specifica materia purché in possesso di un titolo di studio che comunque ammette all’abilitazione per quella medesima materia (art. 10 comma 7).

L’abilitazione si acquisisce passando un apposito esame, successivo rispetto alla laurea (la laurea, infatti, non ha valore abilitante). Così, ad esempio, un laureato in Lettere può accedere a concorsi per insegnare Italiano, o anche Storia e Filosofia, o Storia dell’Arte, ma solo con l’abilitazione in ognuno di questi ambiti può accedere all’insegnamento: è l’abilitazione a verificare l’effettiva preparazione disciplinare.

Questione meramente tecnica di cui il grande pubblico non si deve preoccupare? Nient’affatto: una misura del genere è di per sé un colpo alla qualità dell'insegnamento, che avrà l’effetto di dequalificare insieme la scuola nel complesso e la classe docente.

L’idea di usare i docenti su più ambiti, come l’attuale tendenza ad unificare più classi di concorso, non è solo frutto di esigenze di risparmio, ma riflette una concezione dell'istruzione come mero intrattenimento, svuotato di spessore culturale, e riduce i docenti, da “professori” nel loro campo, a “intrattenitori culturali”, manovalanza intellettuale interscambiabile (da pagar poco, quindi). Anche il docente più preparato, in questo modo, farà la figura dell'ignorante. Senza colpa. E gli studenti avranno docenti meno preparati solo perché mal utilizzati.

GIANFRANCO MOSCONI

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