Il Parma muore ma lo show continua

  • Francesco Facchini

Un teatrino allucinante, ma lo show continua: una specie di cena tra morti. Al centro c’è il morto, si chiama Parma. È un cadavere che è già in stato di decomposizione, ma inchiodato a una sedia e tenuto con gli stecchi a occhi aperti e a testa alta.
Attorno al tavolo altri morti, alcuni club di serie A, che sembran vivi perché le macchine (leggi, le banche) li tengono in vita. La cena va avanti da mesi, c’è chi pasteggia tranquillo facendo finta di non accorgersi di niente fino al momento in cui il fetore è ammorbante.
C’è anche uno che si è seduto al fianco del cadavere (quello morto davvero) e si presenta come becchino, ma dice di avere soldi per resuscitarlo. Si chiama Giampiero e se lo pagassero a frottole a sarebbe milionario: ha banfato di avere la ricetta per risuscitare i morti, ma vendeva olive su eBay.
Eppure al tavolo si guardano tutti straniti chiedendosi l’un l’altro come sia arrivato lì. Poi entra in scena chi paga il conto (le televisioni) e dice: “Il morto tenetelo su che deve sembrare vivo, ci sono le telecamere accese”.
Uno di quelli al tavolo, fra i più poveri, ma fra i più sani (l’Atalanta) dice “sì però si doveva controllare che crepava quello…”.

 
Poco dopo la precisazione dello chef (che si chiama Lega Calcio): “Noi controllavamo fosse vivo. Lo facevamo misurandogli il ginocchio… e quello era a posto”. Ah, beh. Alcuni convitati si sono già messi d’accordo che quando il cadavere metterà la faccia sul piatto, perché anche gli stecchi che lo sorreggono marciranno, si prenderanno i gioielli, l’orologio e anche i vestiti. Il gran finale è per quelli che stanno sotto al tavolo. Laggiù la puzza della cena tra morti arriva eccome.
Si vede lontano un chilometro che il morto è morto e tutti si sono presi da mangiare nel suo piatto, ingrossando le panze delle loro classifiche. Non parliamo poi di chi, magari, ci scommette sopra.
Dal tavolo cascano solo i liquidi corporei del “caro estinto” e le briciole. Ah, no, c’è altro: casca anche l’illusione che sia tutto a posto.

 

FRANCESCO FACCHINI
giornalista

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