Il governo presenta un ddl e io festeggio a champagne

  • La riforma annunciata

Un disegno di legge governativo, grossomodo, segue questo iter parlamentare. Dopo essere stato presentato a una Camera, viene calendarizzato, esaminato e votato. Poi passa all’altra Camera, che lo calendarizza, lo esamina e lo vota a sua volta. Se il testo viene approvato senza emendamenti, entra in vigore dopo quindici giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, altrimenti torna all’altro ramo del Parlamento per un’ulteriore lettura. E ciò, come si sa, non è infrequente.

Detto ciò, facciamo due conti. Ipotizziamo che la riforma della Scuola verrà presentata al Senato o alla Camera dei Deputati a metà marzo, “senza la necessità di strumenti d’urgenza” (cit.), e che verrà calendarizzata alla fine del mese. Se andrà così, la prima votazione, se va bene, si terrà ad aprile o ai primi di maggio. Poi il testo verrà esaminato dall’altra Camera, e se non sarà stato emendato, entrerà in vigore a fine giugno o ai primi di luglio, cioè prima delle vacanze estive dei parlamentari e in coincidenza con quelle dei maturandi.

Ecco, se le cose andranno così, io e decine di migliaia di docenti precari potremo festeggiare. Perché? Perché è evidente che le assunzioni del ddl non saranno mai realizzate “il 1° settembre” (cit.), visto che persino le semplici – si fa per dire – procedure per il turnover, di solito, cominciano molto prima.

Ancora vi chiederete, perché festeggiare? Perché chi come me si trova nelle terre di mezzo della graduatoria, ossia tra i probabili assunti e i certi non assunti, potrà sperare, in virtù delle lungaggini parlamentari e dei ritardi burocratici, di lavorare ancora un anno come supplente.

Il ddl, infatti, prevede che le graduatorie ad esaurimento, anziché esaurite, verranno eliminate, e persone a cui il Ministero aveva promesso l’assunzione a tempo indeterminato in cambio di dieci, quindici o vent’anni di precariato, potranno tornare ad insegnare solo dopo aver superato un concorso (l’ennesimo). Ma ecco che il provvidenziale dietrofront del Governo sul decreto legge costringerà me e tanti altri precari a gioire per le mancate assunzioni dei nostri colleghi dei piani alti: molti dei quali, se assunti come organico funzionale, tapperebbero tutti i buchi delle supplenze.

Ora io, a dire il vero, non so come andrà a finire. Ma se le mie previsioni saranno confermate, a luglio potrei anche andarmene in un’enoteca, colto da una cinica euforia, per comprare una bottiglia di champagne (col sussidio di disoccupazione). Un mio amico sommelier, infatti, mi ha detto che una buona bottiglia si trova anche a 80 Euro.

GIULIO IRACI

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