I docenti solo a contratto

  • Maurizio Guandalini

La scuola non è la vita. Lo voglio sottolineare perché il grande errore di Renzi è stato quello di caricare di troppe aspettative la sua #buonascuola. Quasi come fosse un passaggio epocale per risollevare le sorti del Paese. Altro errore: il dibattito. Coinvolgere l’universo mondo,  quel mondo della scuola che non aspettava altro di parlare, parlare e scaricare bacinelle di bile. Il niet risultato è stato montare, di aspettative, l’esercito scolastico: ogni docente, vice docente, grande docente vuole ritrovare nella futura riforma un pezzo, se non tutto, dei suggerimenti o dei consigli che ha dato. E se non lo trova la riforma è un fallimento. Ca va sans dire.  So che il direttore di Metro non la pensa così (grande spazio agli insegnanti su Metro da qualche settimana con tanto di hastag #laverascuola), ma nessuno è perfetto. L’unica riforma della scuola, elitaria ma innovativa, idealismo in pedagogia, degna di nota, è quella risalente al ventennio, a Giovanni Gentile.  Ce ne abbeveriamo anche oggi perché aveva dietro una testa pensante, c’era una idea di scuola. Il resto è stata gestione amministrativa. Ministri di contorno,  circondati da super consulenti poltronari (e sindacati) che hanno condotto la macchina verso insegnamenti bislacchi, inutili, all’ingrassamento spropositato del vitello, solo soldi-rinnovo dei contratti-scatti d’anzianità, state buoni se potete.

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L'ultima riforma della scuola degna di nota è stata quella di Giovanni Gentile
Scrivo da, pessimo, ex studente e da, discreto, docente, a contratto, universitario e post universitario. Vero che la scuola della maggiore età è altra ‘roba’ rispetto al traguardo della maturità. Vero anche che la scuola dell’analfabetismo non è la scuola degli anni Settanta, e men che meno quella di oggi. Siamo in cortocircuito, ad una crisi di nervi perché ricerchiamo una centralità del sapere legato alla scuola e viceversa, che è andato perduto. Per sempre. Intorno vedo la disperazione, strutture fatiscenti, docenti svogliati, ragazzi dormienti ma anche eccellenze,  aule tecnologiche, voglia di fare, docenti sprint. Alla fine della fiera anche nella buona scuola renziana si è arrivati a discutere quasi solo di aumenti di stipendio e di sistemazione dei precari. Poco o nulla su cosa si va fare a scuola. Su quello che va insegnato. Sulle ore che si sta a scuola. Sulla disciplina. Anche la discussione sul merito dei professori è all’acqua di rose perché sappiamo che l’unica formula sarebbe avere tutti  docenti a contratto. Non insegnanti a vita. La scuola non è tutto. Non è la vita. Salvo naturalmente per quelli che ci lavorano.

MAURIZIO GUANDALINI
Giornalista ed economista

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