Quella prostituta della app accanto

  • Alessia Chinellato

L'OPINIONE È’ il lavoro più antico del mondo e non smetterà mai di esistere. Nei Paesi abolizionisti, come il nostro, si studiano delibere per creare zone speciali per esercitarlo, emulando l’esempio olandese (dove è legale dai tempi di Napoleone), alzando polveroni mediatici e rivolte di popolo. In altri Stati invece è stato adottato un modello regolamentarista. La Germania spicca tra tutte le altre nazioni con le sue 400.000 lucciole e una normativa all’avanguardia. La tecnologia non ha perso tempo. Esistono App per rintracciare escort e gigolò, quasi a costo zero. Niente di scandaloso perché spesso, dietro applicazioni per incontri on line si cela il meretricio. E’ nota la vicenda delle baby squillo romane che mercanteggiavano i  corpi su innocui social. Allora non è meglio regolamentare tutto e utilizzare App come Peppr, che, all’avvio, chiede persino il codice fiscale in modo che appaiano solo professionisti non troppo distanti da dove ci si trova? On line appare un catalogo con foto, misure, peso, età. Nulla di osè. Ironia della sorte, questa applicazione, icona del libertinismo, è registrata sotto il dominio .it, cioè è registrata in Italia. In America è nata invece una App dal nome leggermente indelicato, Bitch Finder, che permette di segnalare la presenza di prostitute. Per ciascuna è possibile esprimere un giudizio: praticamente un Tripadvisor del sesso. L’applicazione è rivolta al mercato europeo. Insomma, settore che tocchi, App che sviluppi. E questo, per inciso, ha delle potenzialità immense.

ALESSIA CHINELLATO

giornalista

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