Idolatria della ricchezza ed elogio della povertà

  • Maurizio Guandalini

L'OPINIONE Il Papa non ci va giù tenero. Di fronte alle cooperative ha detto: il denaro è lo sterco del Diavolo. Occorre risalire all'enciclica di Papa Pio XI, dopo la crisi del 1929, per sentire lampi e tuoni simili a quelli di Bergoglio: allora la critica fu tranchant all'imperialismo internazionale del denaro. L'economia di oggi crea diseguaglianza sociale. Povertà.  E' una economia che uccide, Francesco l'ha detto anche nel  recente messaggio inviato al summit dell'Expo svoltosi a Milano, il ritrovo-calderone che tiene dentro il Cristo e l'Anticristo. Papa Francesco afferma che si deve «rinunciare all'autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e agire anzitutto sulle cause strutturali della iniquità», e incita ad «adottare politiche economiche coraggiose per la dignità della persona umana e il bene comune». Un po' di Tsipras e comunismo insieme, in un sol botto? Domanda da stupidi feriali. Le critiche così approssimative  rilevano quanto il Vangelo e il messaggio di Gesù siano, ai più, sconosciuti, abbracciati solo per fare un viaggio veloce nei giorni di festa. E' San Francesco d'Assisi - come ha ricordato  Bergoglio nel libro intervista “Papa Francesco. Questa economia uccide”, curato da Tornielli e Galeazzi - che ha aiutato a scoprire il legame profondo tra la povertà e il cammino evangelico. Infatti Gesù afferma che  non si possono servire due padroni, Dio e la ricchezza. Basta leggere il capitolo 25 del Vangelo di Matteo: “ho avuto fame, …sete….e mi avete aiutato”.  

La povertà allontana dall'idolatria dal sentirsi autosufficienti.  Il Vangelo, e qui sta la critica di Papa Francesco, non condanna i ricchi ma la “mitizzazione” della ricchezza, quell'idolatria che rende insensibili al grido del povero. E  Papa Giovanni XXIII, il Papa buono, quello del Concilio, colui che ha più rinnovato nella Chiesa disse: «La Chiesa si presenta quale è e vuole essere, come la Chiesa di tutti, e particolarmente la Chiesa dei poveri». Una stravolgente novità? La sua origine è nel Vangelo, documentata, nei primi secoli del cristianesimo.  I Padri della Chiesa del II o del III secolo potrebbero apparire dei Che Guevara moderni: “Non è del tuo avere che tu fai dono al povero: tu non fai che rendergli ciò che gli appartiene”. Quindi non è compito della Chiesa indicare il modello economico da adottare ma un percorso etico sì, e lo indica anche ai conduttori del bene pubblico, ai politici, che si sono chiamati fuori da troppo tempo dalle loro funzioni più alte.

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista - Fondazione Istud

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