Via il canone sulla Rai

  • Maurizio Guandalini

La Rai vive se si cancella il canone. Una Rai “specchio della cultura del Paese” è fuffa, economicamente insostenibile. Convertire la tv pubblica in una mission che esclude molti generi (il varietà ad esempio), che sono il traino, il business, dell’azienda, può solo prevedere vendite di reti e licenziamento di personale. La polemica sulla proposta d’acquisto, da parte di Mediaset, del capitale di minoranza di Ray Way, cioé i ripetitori che permettono di trasmettere le immagini, è lo specchio della peggiore politica, di color oche non hanno mai avuto il coraggio di fare la legge sul conflitto di interessi.

E così Rai-Mediaset, pari sono. Indistinguibili. Con la beffa, e danno, che la Rai è pubblica.  La Rai è da trent’anni lo scrigno dei Ferrero Roger della politica. Puoi creare le fondazioni, sviluppare le idee più vulcaniche, e immaccolate, però rimarrà la cloaca dove ci stanno i cambi di casacca, le carriere fulminee, i benefit, i tanti dirigenti, le caste. Ingredienti  funzionali per chiedere l’ospitata, per far passare la velina politica, per far sgambettare la signorina grandi forme.

Un mondo così è riformabile? Si dice, vogliamo il modello BBC, la televisione pubblica inglese. Provate. Ma fatelo con i soldi che già  paghiamo di tasse, senza chiederci il canone, un balzello imposto, di cui il 30% evaso. 

La Rai sono tante cittadelle, di tanti proprietari che spadroneggiano con i soldi nostri. Date una occhiata ad alcuni conduttori dei talk e dei  varietà. Traspare in quei personaggi, pagati dal pubblico, un senso untuoso di potere, della serie questa è roba mia e faccio quello che voglio, invito chi mi pare, io sono il conduttore e si fa quello che dico io.

Vogliamo dissertare dei lauti stipendi (slegati ai risultati, al profitto), dei tappeti rossi, dei soldi buttati al vento per programmi che non vanno? D’un tratto la tv pubblica si sveglia e vuole mettere l’abito della festa e diventare la principessa Sissi. Ohibò. Non siamo più ai tempi del Maestro Manzi che agli albori della tv insegnava agli italiani a leggere e scrivere.

Ve lo immaginate il format di Rai Scuola su Raiuno? Il nodo è: il canone per cosa? Per Rai Storia o Rai 5? Per una mega struttura come la Rai i conti da fare sono con il mercato. E quello tv, dei grandi numeri, è cemento. Con regole: bilanci e pubblicità. L’unica certezza è che il conduttore “faccio, disfo è tutto mio” non lo voglio pagare con il canone. Ci pensi la reclame. Se pago voglio scegliere io il servizio che più mi piace o è utile. Renzi, l’è tutto sbagliato l’è tutto da rifare!

MAURIZIO GUANDALINI

Articoli Correlati
Maurizio Guandalini

La lezione americanache vale anche per noi

L'opinione di Maurizio Guandalini
Maurizio Guandalini

Global warming, lezionea Trump il negazionista

L'opinione di Maurizio Guandalini
Maurizio Guandalini

In politica come a golfc'è rischio di flappare

L'opinione di Maurizio Guandalini