Tra taxi e Uber vince la legalità

  • Claudio Giudici

Iin questi giorni si fa un gran parlare di una presunta “vittoria” dei tassisti. Invece di essere contenti che una volta tanto una multinazionale come Uber non abbia vinto contro il mondo del lavoro, la stampa offre questo scenario: da un lato i violenti tassisti, dall'altra una società guidata da una giovane manager; da un lato il freno all'innovazione, dall'altro la modernità di una start up. “Regole per un mondo già finito”, dice la general manager di Uber Italia, sarebbero quelle che normano il trasporto persone non di linea oggi. La tecnologia di cui si dota il servizio taxi nelle principali città italiane è studiata a livello internazionale – un'app come itTaxi, diffusa in circa 50 città italiane è attiva da tre anni; permettiamo all'utenza di pagarci con sms e pos e abbiamo servizi dedicati a disabili e donne incinte; la flotta è tra le più eco-sostenibili d'Europa. Tutte cose che riusciamo a fare nel rispetto della legge e non violandola o chiedendo – come fa Uber! – l'istituzionalizzazione di una vera e propria “concorrenza sleale” volta a consentirgli di fare la stessa “gara” dei taxi, ma dove essa, ricorrendo ai noleggi con conducente, è rimessa alla sola legge del profitto, mentre i taxi sono gravati da una tariffa amministrata, da obblighi di servizio temporali, territoriali. Il mondo che soggetti come Uber e banche too big too fail come Goldman Sachs (che di Uber è uno dei principali finanziatori), vogliono, è questo: un mondo senza regole dove le leggi le fa non il legislatore eletto, ma il mercato, o meglio il più forte del mercato!

CLAUDIO GIUDICI
Presidente 4390 Taxi Firenze