Minotauro Al via a 16 arresti

  • CRIMINALITA'

TORINO Adesso che la sentenza è definitiva è tempo che si aprano le porte del carcere per gli 'ndranghetisti che vivevano e lavoravano in Piemonte. All'indomani della sentenza della Cassazione, che per la prima volta ha riconosciuto l'esistenza della 'Ndrangheta in Piemonte, sono scattati i primi ordini di carcerazione per gli affiliati alla 'Ndrangheta, condannati in via definitiva nell'ambito del processo Minotauro. Li hanno eseguiti i carabinieri a Torino e Reggio Calabria su disposizione del pg di Torino Vittorio Corsi.
I sedici arrestati devono scontare pene residue che vanno dai 4 mesi agli 8 anni. Altri ordini di carcerazione sarebbero in preparazione e nel giro di pochi giorni in carcere dovrebbero finire oltre venti affiliati.

Un passaggio “storico”
La sentenza della Cassazione ha rappresentato un passaggio storico per il Piemonte. Il procuratore generale di Cassazione, lo scorso 30 gennaio, aveva chiesto l’annullamento con rinvio della sentenza di condanna pronunciata in abbreviato nei confronti di 50 presunti ’ndranghetisti “torinesi”, dal momento che «non sarebbe emerso in maniera evidente il metodo mafioso come richiesto dall’articolo 416 bis». Ma nel tardo pomeriggio di lunedì  i giudici della Suprema Corte hanno ignorato quella richiesta e confermato le pene decise nell’autunno del 2013 dalla Corte d’Appello del capoluogo piemontese, complessivamente circa 200 anni di carcere per 50 personaggi. Questo vuol dire che a Torino la ’ndrangheta c’è, esiste. Ed è attivissima. E lo dimostrerebbero anche il processo d'appello attualmente in corso sempre a Torino: si tratta del dibattimento che vede alla sbarra altri 71 imputati dell'inchiesta Minotauro, cioè coloro che hanno scelto di essere giudicati con rito ordinario. Tra loro figurano anche alcuni esponenti della politica locale.

REBECCA ANVERSA

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