Gli amori infelici degli eroi del mondo antico

  • Libri/Martino Menghi

MILANO Passioni esaltanti e amori infelici, sentimenti incrollabili e grandi  tragedie. L’eros nel mondo antico – dai poemi omerici fino ai primi secoli dell’era cristiana-  è un tema che percorre tutti gli autori latini e greci. Dall’innamoramento della ninfa Calipso per Odisseo, al desiderio di Achille per la schiava Briseide, sino alla triste fine della regina cartaginese Didone sono tante le storie raccontate in “Batte il mio cuore” - (Giunti, p. 192 euro 14) dal filosofo Martino Menghi: un saggio dove attraverso questi amori mitici ritroviamo in controluce le dinamiche dei rapporti che viviamo ancora oggi.

La coppia più celebre è quella di Penelope e Ulisse: quali le caratteristiche del loro rapporto?
Direi che si tratta di un esempio assoluto di resistenza fisica e morale e anche di incrollabile speranza. Ulisse e Penelope rappresentano l’archetipo, nel bene e nel male, della coppia occidentale: lui non rinuncia all’amore di Calipso, ma non riesce neppure ad abbandonarla per tornare ad Itaca, da Penelope che invece trova la forza di resistere a qualsiasi tentazione

Colpisce anche la storia di Arianna e Teseo che arriva a Creta per uccidere il Minotauro. Lei, figlia di Minosse e sorella del mostro, si innamora di lui, lo aiuta a riuscire nell’impresa… Teseo le promette di sposarla, ma giunti nell’isola di Nasso l’abbandona.
In questo mito vediamo la generosità della donna innamorata e l’irriconoscenza dell’uomo, che una volta raggiunto il suo scopo si dimentica del bene ricevuto.

È il tema dell’oggetto d’amore sbagliato?
Sì, è il tema di una donna capace di darsi senza riserve in amore che continua a farlo abbandonando però chi la fa soffrire… Solo così ci può essere un nuovo inizio come accade ad Arianna con Bacco.

Una coppia davvero contemporanea è quella di Medea e Giasone.
Sì, è una storia che somiglia molto alle cronache di “amore malato” che vediamo ogni giorno dispiegarsi sotto i nostri occhi: madri che uccidono i figli anche per punire un uomo che le ha fatte soffrire. In Medea è come se vi fosse uno scontro tra due personalità: da un lato l’amore materno, dall’altro la furia omicida che si affrontano in un duello all’ultimo sangue. E alla fine a prevalere è il furore.
ANTONELLA FIORI