Taxi-Uber, dopo la guerra è tutto fermo

  • Trasporti

ROMA. «Siamo pronti a bloccare tutta l'Italia e l’Expo». Nuova escalation nella guerra tra i tassisti e Uber, la multinazionale che ha introdotto in tutto il mondo un’applicazione che trasforma in taxi chiunque possegga un’automobile. L'indignazione, partita un anno fa dai “black cab” londinesi, a macchia d'olio si è estesa in gran parte dell'Europa continentale: Parigi, Berlino, Madrid. E poi in Italia, dove all'unisono i taxisti hanno messo in piedi la loro protesta contro quella che definiscono «concorrenza sleale». 

La voce dei taxisti
I taxisti italiani - che sono scesi in piazza a Milano, Genova, Torino (dove ha sede l’Authority dei Trasporti) - lamentano il mancato rispetto della legge (del 1992) che regola l'attività del noleggio con conducente differenziandola dalle auto gialle e chiedono che il servizio venga chiuso per esercizio abusivo della professione di tassista. «Chiediamo legalità e rispetto delle regole, chi costa meno è perché non paga le tasse e fa tariffe a discrezione, rispetto a noi che abbiamo il tassametro piombato. Uber - dice Valter Drovetto, vice segretario nazionale Ugl Taxi - effettua un servizio senza rispettare tutte quelle garanzie che da sempre ci vengono richieste. In questo modo si danneggiano 100 mila tra tassisti e autonoleggiatori. Uber deve fermarsi». In difesa del servizio è intervenuto il 13 febbraio un giudice di pace a Genova, che ha restituito la patente ad un driver di Uber sanzionato come abusivo: «Non si tratta di un taxi abusivo, perché non si tratta di un servizio di trasporto pubblico, ma di un servizio di trasporto privato», ha scritto il giudice Giovanni Gualandi. «Uber è una condivisione volontaria di un'auto privata per esigenze di mobilità all'interno di un social network - scrive ancora il giudice - Infatti si differenzia dal servizio di trasporto pubblico perché non è obbligatorio, non ha tassametro, non ha partenze da piazzole riservate». 

La voce di Uber
La motivazione della sentenza - spiega Benedetta Arese Lucini, general manager di Uber Italia, che da mesi vive sotto scorta - «conferma che il servizio offerto da Uber non è in nessuna maniera un taxi abusivo». E conclude sottolineando che «permane comunque la necessità di provvedere ad una nuova ed organica normativa del settore del trasporto e della mobilità, che tenga conto delle nuove tecnologie». Il governo Renzi, che aveva promesso un aggiornamento della legge alla fine del 2014, non ha fatto nulla. Anzi, il “Ddl concorrenza” appena presentato in Cdm, che nella bozza presentava una forma di liberalizzazione del settore, non contiene queste misure. Intanto l’Autorità di regolazione dei trasporti assicura: «presenteremo un atto di regolazione del settore» entro i primi di aprile.
METRO

 

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