Liberalizzazioni, La ciccia è poca

  • Maurizio Guandalini

Mio padre mi ha chiesto: e, quindi, ora, le assicurazioni delle nostre auto le paghiamo meno? L’Italia avrebbe bisogno di uno shock e ci è arrivata una brezza padana di luglio, 35 gradi all’ombra. Le liberalizzazioni del Governo sono un tocco lieve. Non incideranno granché nei portafogli e non avremo eclatanti cambi di passo. Non c’è quel bel  sollievo immediato che ti fa dire, se ieri andava storto, oggi va diritto. La ciccia dove sta? È in corso una azione di forza tra schieramenti contrapposti. Le corporazioni premono e tengono duro; Renzi – al quale gli va reso l’onore:  lotta, da solo, come un leone ma non gli lasciano fare quello che vorrebbe - fa passare come epocali dei provvedimenti che sono poco più di qualcosa di amministrativo e di incerto. L’assicurazione auto diminuirà se l’assicuratore, magnanimo, abbasserà il prezzo: la scatola nera non  influenzerà il ‘totale’ perché il prezzario (in rapporto alle garanzie di rischio offerte) varia se tocchi la classe di merito, la residenza, i balzelli fiscali. I notai? Lodi aver tolto  di mezzo il notaio per le compravendite di  immobili sotto i 100 mila euro ma, senza aspettare il transito di una casa, bastava spostare alle anagrafi dei comuni parecchi servizi, minori, pagati ai notai a peso d’oro.

A casa mia li-be-ra-liz-za-re vuol dire 1) cancellare, 2) aria pulita. Togliere gli ordini professionali, ad esempio. Invece crescono come funghi. Togliere il valore legale del titolo di studio, altro esempio di rivoluzione (altroché a scuola per concorso!) a costo zero. Così Renzi avrebbe potuto sbandierare il vessillo del condottiero. Libertà, anche nel lavoro. Lezione bignami di  liberalismo. Non tutti devono, o aspirano, per legge ad avere contratti a tempo indeterminato. È cosa buona e giusta spostare molti precari verso il posto di lavoro una sempre. Sarà una rivoluzione psicologica straordinaria: una generazione potrà chiedere un mutuo, avere ferie e malattia. Ma c’è un’altra fetta di precari, con partita Iva, che la loro condizione di vita non la vogliono lasciare. Anzi quel modo di lavorare lì è funzionale alla loro condizione, penso alla libertà creativa. Guai se il Governo volesse normalizzare, o contrastare, questi status; al contrario deve conviverci, offrendo opportunità, a partire dal fisco. A una partita Iva difficilmente gli puoi riconoscere le ferie e sussidi vari, non ci sono i meccanismi pratici per realizzarlo, nemmeno se ci stai una vita a studiarci su,  ma si può agevolare la loro attività professionale, lasciandoli liberi  e concentrati sul lavoro.

MAURIZIO GUANDALINI
economista e giornalista
Fondazione Istud

 

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