Evasione fiscale e indigenza

  • Guandalini

Un italiano su 4 è povero. La mia prima reazione è di incredulità. Se fosse vero che ci sono 15 milioni di poveri avremmo le file del pane o cortei di piazza H24. Lo segnalo non per sminuire il problema ma perché dovremmo dare un giusto valore alle cifre. I dati, spesso, dovrebbero essere meno servi sciocchi dei titoli di tg e giornali. Il povero è quello che non riesce a campare. La povertà è quello che ci sta intorno: mangiare saltuariamente, non pagare le bollette, fare un vita al limite. Voi pensate che 15 milioni di italiani sono in queste condizioni? Alcuni mi dicono: ma la Caritas è piena di persone insospettabili. Insospettabili o meno, c’è anche una buona fetta di persone che se ne approfitta senza titolo. Ci sarebbero da raccontare episodi, non isolati, che ci dicono come la speculazione marcia sulla carità. La crisi finanziaria di questa anni è una crisi da opulenza. Troppi vestiti, scarpe, telefonini, tv e cos’altro?  Non è vero? Fate una prova. Aprite gli armadi di casa. Vero è che, nelle tasche, dove girano meno soldi è stato necessario tagliare sul voluttuario. E non è stata una fatica. Negli altri casi, dove i soldi che girano sono gli stessi da anni, le famiglie, anche per paura del futuro, hanno deciso di custodirli in banca. Rimangono i ‘veri’  poveri. Che ci sono sempre stati e la crisi li ha resi ancora più poveri. È una conseguenza di condizioni e di circostanze. Come riparare? L’Italia, insieme alla Grecia sono le sole nazioni dove non c’è un reddito di sussistenza, un reddito minimo da dare a chi è in difficoltà. Non è un caso che non ci sia proprio in Grecia e in Italia cioè dove il nero,  l’evasione fiscale, è agli irti colli, di fatto, sopperendo, last minute, al rischio povertà.

Una soluzione va cercata e deve essere lo Stato che provvede accarezzando  l’indigenza vera, non quella presunta. Tsipras, che  ha l’80% del gradimento dei greci,  ha aperto uno squarcio di metodo nel governo della politica: in ragione dei vincoli di bilancio non si può far soffrire un popolo. Cogliamo questo principio e chiediamo al neopresidente di Inps, Tito Boeri, di fare (il Governo naturalmente lo deve fare proprio) un prelievo ‘’di scopo’’ sulle pensioni oltre i tre mila euro mensili dove c’è uno scostamento indecoroso tra contributi versati e pensione percepita. Su quelle pensioni si deve (preghiamo la Corte Costituzionale di astenersi nel bocciare questi interventi di equità) applicare un contributo di solidarietà, una tantum, per aiutare le persone in difficoltà economica.

 

MAURIZIO GUANDALINI
economista e giornalista
Fondazione Istud
 

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