Per ora il Jobs Act è solo una scommessa

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L’asticella l’ha fissata il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Che in un’intervista rilasciata ad Avvenire ha promesso tra i 100 e i 200mila posti in più nei 2015, e ha sostenuto che in breve le assunzioni a tempo indeterminato – che oggi sono solo il 15% del totale – dovranno sfiorare il 50%. Laddove per assunzioni a tempo indeterminato si intenderà, dal primo marzo in poi, assunzioni con il nuovo contratto a tutele crescenti. Venerdì scorso, infatti, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo al decreto delegato che implementa l’architrave centrale del jobs act.

Dopo un anno di polemiche, attacchi e difese, il tempo delle chiacchiere si è esaurito definitivamente. Ed è cominciato il tempo dei numeri. Saranno proprio i numeri, infatti, a dirci se la scommessa di Renzi sul mercato del lavoro sarà vinta o persa. Nonostante qualche timido segnale dalle ultime statistiche, l’Italia ha una disoccupazione ancora altissima e un’occupazione bassissima. I giovani che non studiano e non lavorano sono un esercito sempre più copioso, e per farli scendere dal muretto non bastano le promesse.

Che piaccia o no, l’articolo 18 è stato fortemente depotenziato, e i benefici fiscali per chi assume sono di tutto rilievo. Ora le aziende che vogliono puntare su giovani e meno giovani per ripartire – il nuovo regime a tutele crescenti vale per tutti quelli che firmano un nuovo contratto, quindi anche per chi cambia lavoro – hanno gli strumenti per farlo. Nelle ultime settimane grandi aziende come Fiat, Telecom e Salini-Impregilo hanno promesso migliaia di assunzioni non appena il jobs act fosse entrato in vigore. Adesso è il momento di mantenerle, le promesse.

Ma se una prima valutazione dell’impatto del contratto a tutele crescenti si potrà fare già con i dati del secondo trimestre 2015 – non i dati Istat, però, ma quelli delle comunicazioni obbligatorie – ci vorrà più tempo per capire come il jobs act cambierà il mondo del lavoro in profondità. Se la maggior parte dei nuovi assunti saranno confermati anche quando, dopo tre anni, gli sgravi fiscali si esauriranno, la scommessa di Renzi sarà vinta, e a beneficiarne sarà il paese. In caso contrario, saremo di fronte all’ennesima riforma-fregatura, genere in cui i politici italiani sono leader di mercato.

MICHELE CAROPRESO

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L'opinione di Michele Caropreso