Sull'immigrazione serve molta lungimiranza

  • DE PONTE

Chi da sempre grida all’assalto di immigrati clandestini, è chi oggi paragona Lampedusa alla nuova Kobane; una specie di Stalingrado su cui innalzare i totem delle paure e delle divisioni a lungo covate. Come è facile immaginare, chi salpa d’inverno su barche di fortuna, lo fa carico di paure e frustrazioni, guidato magari non solo dalla speranza di un futuro roseo in una terra promessa; c’e’ chi fugge perché escluso, e chi, per tutta la propria vita, ha visto calpestati i propri diritti e le ragioni della propria identità, di quella del proprio gruppo sociale (popoli, tribù, religioni, parti politiche). Nel nostro mare, quando sulle carrette sgangherate si “caricano” le persone, è inevitabile che si facciano passare anche rancori ben coltivati per anni; risultati di errori e sottovalutazioni;divisioni che si è contribuito tutti ad approfondire. Chi si occupa di sicurezza deve ragionevolmente tenerne conto.

 

Però, se davvero si facesse tesoro dell’esperienza, c’è un elemento di cui sarebbe utile tener conto nei ragionamenti di oggi. Bisogna uscire dalla prospettiva dell’emergenza e guardare a numeri e sforzi con realismo. Non solo qualche migliaio di persone non sono i milioni che sono fuggiti dalla Siria o che quindici anni fa fuggirono dal Kosovo e furono “parcheggiati” in Albania e Macedonia mentre qui si paventavano bibliche invasioni; ma anche spendere 9 milioni al mese per dare un esempio positivo “a prescindere da tutto”, facendo funzionare Mare Nostrum per ragioni umanitarie, è davvero quanto un paese con un minimo di leadership regionale, dovrebbe poter fare senza litanie e piagnistei. Chi grida allo scandalo del costo di Mare Nostrum spenderà un terzo di quelle stesse risorse, per fare un referendum in Lombardia che potrebbe produrre ulteriori disparità nell’accesso al welfare anche tra cittadini italiani. Legittimo, assolutamente legittimo, ma utile termine di paragone economico.

 

Bene si fa a chiedere una responsabilità condivisa dell’Unione Europea ed una presa in carico del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su quanto sta accadendo. Ma sventolare le bandiere nere che si affacciano in Libia per agire ancora una volta in emergenza, non serve a far diminuire le frustrazioni di tanti italiani; italiani benestanti, italiani esclusi, italiani intimoriti e nemmeno di chi sta in mezzo alle onde per non stare in mezzo alla fame o alle armi. Solo assumendosi le giuste responsabilità con le nostre politiche di cooperazione, investendo risorse e tempo nei processi di lungo periodo e mostrando il volto aperto della nostra civiltà millenaria con le radici nel mare che oggi ci separa, in futuro si potrà evitare di parlare di interventi dettati dal panico o dalla semplice incomprensione.

MARCO DE PONTE
segretario generale di ActionAid Italia