Cultori della lagna per assenza di idee

  • Guandalini

L’industria che vince non è quella della lagna. L’ha detto Renzi a Torino. Ne siamo convinti. Da sempre. Anche nella discussione, pedante e liturgica, sulla validità del job act e, in generale, sulla capacità di creare lavoro, il primo step che vale, su tutto, è la mentalità,  dall’idea di azienda, di lavoro,  dal leader dell’impresa. È morto il papà della Nutella, Michele Ferrero. Personaggio mitico, che è arrivato a 8 miliardi di fatturato con ingredienti terra terra, l’uovo di Colombo: ossessione per il prodotto e buon senso. Mentre gli operai sono coccolati, ben accuditi, perché sono quelli che fanno marciare l’amabaradan, e così anche i sindacati stanno buoni.  I conflitti aziendali? Azzerati.  Quello di Ferrero è un modello di business  che vale 100 job act, e infatti  ha retto alla crisi. Almeno fino a quando Michele Ferrero era il patriarca, poi certo il problema del capitalismo famigliare, spina dorsale dell’Italia, sono gli eredi, quando le aziende passano ai figli che non hanno l’intraprendenza del leader maximo. Il punto è che l’imprenditore, come il lavoratore, non sono materie che si imparano nei master.   

Il Papà della Nutella non aveva simpatia dei manager, che cambiava spesso, sceglieva di persona i dipendenti, parlava in dialetto e in privato, come scrive Aldo Cazzullo sul Corriere, diceva: «Mi raccomando pochi laureati perché più studiano, più diventano stupidi». Un format che è l’esatto contrario di quello corrente, spacciato come il solo vincente per avere successo, alzare il Pil e creare posti di lavoro. Un modello lontano anche dalle idee celebrate dal Premier Renzi nelle aule del Politecnico della mole. Ferrero fa parte di un’altra generazione, senza dubbio. Però  trasmette quei principi, oggi, completamente persi. Voltarsi indietro per andare avanti, quando il pane era polenta: insomma non puoi scolpire l’aria e la luce. Le discussioni in Italia sono spesso lagnose per assenza di idee. Per culture ferme e legate alla conservazione. La FCA di Marchionne ha ripreso ad assumere perché ha ripreso a vendere grazie a nuovi e competitivi modelli di auto. La Fiom a Pomigliano d’Arco chiama gli operai allo sciopero perché non vuole che si lavori anche il sabato. Risultato: su 1478 operai hanno scioperato in 5. Qui il sindacato ha fatto la parte che sa far meglio, cioè della lagna continua, mai soddisfatto e sempre pronto all’inutile conflitto. Giusto in tempo per tornare indietro e perdere il treno. La penuria di posti ci obbliga a non fare del sofismo dottrinale sul lavoro. Si prende e si guarda
avanti.

MAURIZIO GUANDALINI
economista e giornalista Fondazione Istud

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