Le lezioni online facilitano lo studio

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ROMA Un ingegnere, Salman Khan. Un'idea forse banale: mettere online le lezioni per permettere ai ragazzi di rivederle a casa. Inutile dire che l'idea si dimostra un successo. I video di Khan, prima su Youtube e poi su Khan Accademy, ricevono nel corso degli anni milioni di visualizzazioni, permettendo a centinaia di migliaia di studenti di accedere da casa ad un patrimonio di conoscenze sempre più ampio. Insegnanti che creano lezioni  per i loro alunni, non per un pubblico generico o frutto di ricerche di mercato.

Tutto ciò cosa ha a che fare con la scuola italiana? Ben poco. A parte poche eccezioni non esiste un progetto simile in Italia – nella Buona Scuola non se ne fa cenno o quasi – e tutto viene lasciato alla buona volontà dei singoli, spesso tra le critiche dei colleghi. Certo, qualcosa si muove: la RAI sul suo portale Scuola permette ai docenti di mettere assieme dei video, lezioni vengono proposte dalla Treccani, qualche sito che mette assieme videolezioni e testi inizia ad ottenere successo, come Oilproject, oppure portali europei come quello di OpenEducation.

I risvolti concreti per la nostra scuola sarebbero evidenti: si pensi all'aggiornamento dei docenti, spesso demandato a corsi noiosi, mal gestiti e a spese degli stessi insegnanti. Ma i MOOC, i corsi online e gratuiti aperti a tutti, o le videolezioni potrebbero avere un largo uso per l'integrazione di coloro che non possono ricevere l'attenzione che meritano in classe; potrebbero servire nei casi di disturbi dell'apprendimento, data la possibilità di fermare un video, tornare indietro, regolare il volume, integrare con delle immagini, foto, mappe.

Del resto gli insegnanti sono sempre più guide e sempre meno dispensatori di conoscenza; perché non adoperare uno strumento potente e diffuso fra i ragazzi come i video online per invertire l'ordine dei lavori? Si chiama didattica capovolta e ottiene sempre più favore, spostando le ore di spiegazione alla calma e al tempo a casa, usando le ore a scuola per sperimentare, approfondire.

Attenzione: un video si ripete, non chiarisce. Un video non è interattivo, l'interazione si fa a scuola. Ma il video può essere pensato tenendo a mente le classi, gli alunni con i loro limiti e le loro esigenze. Nell'epoca in cui la rete permette a chiunque di accedere ad informazioni spesso parziali e contraddittorie, il docente non può essere sostituito da un video, con buona pace di chi richiama le peggiori fobie di Asimov, ma può usare il video a proprio vantaggio. 

SEBASTIANO CUFFARI

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