Scuola, il piano assunzioni sarà un boomerang

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ROMA. Domenica prossima il governo Renzi dovrebbe presentare a Roma e il consiglio dei ministri approvare il 27 febbraio il decreto che implementa la principale promessa de La Buona Scuola: il Piano straordinario di assunzioni, che prevede a settembre 2015 l’immissione in ruolo di circa 148mila docenti, di cui tutti i 140mila che oggi compongono le Graduatorie ad Esaurimento (GAE). Gli obiettivi dichiarati del piano sono  migliorare ed estendere l’offerta formativa, dando vita al cosiddetto organico funzionale o dell’autonomia,  rafforzare la continuità didattica, abolendo le supplenze annuali (“fino al 31/8” o “fino al termine delle attività didattiche – 30 giugno”) e coprendo la maggior parte delle supplenze brevi;  eliminare il precariato storico (le GAE). L’eliminazione delle GAE permetterebbe di abolire il sistema del “doppio canale” per il reclutamento, che prevede il 50% dei posti disponibili ai vincitori dei concorsi e il 50% agli inclusi nelle GAE (legge n.124/1999). In questo modo si dovrebbe potere ritornare al concorso come unico strumento di accesso all’insegnamento. 

Questa la premessa. In realtà, come sottolinea in un documento la Fondazione Agnelli, che da anni monitora e studia il sistema scolastico italiano, gli insegnanti che si stanno per assumere non sono quelli di cui la scuola avrebbe bisogno. Assumere i 150mila docenti «avrà effetti molto negativi sulla scuola italiana abbassandone la qualità e ostacolandone il rinnovamento per molti anni a venire».

Secondo Andre Gavosto, il Direttore della Fondazione, Renzi sta attuando un procedimento inverso rispetto ad un normale iter di assunzioni: «assumo questi insegnanti e poi vediamo che cosa gli possiamo far fare». Dall'analisi dei dati delle graduatorie, è emerso che, ad esempio, saranno assunti più insegnanti di musica, economia e materie giuridiche del necessario, mentre scarseggiano docenti di matematica, soprattutto al Nord.

Così, per la A059 (Scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali nella scuola media) si riscontra da tempo una forte carenza di docenti: l’assunzione di tutti gli iscritti delle GAE – ormai esaurite in molte province del Nord - riuscirà a malapena a soddisfare le esigenze del prossimo anno scolastico. Si tratta di poco più di 2.000 iscritti alle GAE, mentre i posti in organico sono 27.000: di questi 2.000 già oggi non sono coperti da docenti di ruolo (fonte www. voglioilruolo.it). In provincia di Milano, a fronte di un fabbisogno annuo che potrà oscillare tra le 50 e 100 cattedre, gli iscritti alla GAE A059 sono soltanto 31.

Completamente diversa la situazione per la classe A019 (Discipline giuridiche ed economiche): i 9.900 iscritti alle GAE superano abbondantemente i 6.900 posti dell’intero organico nazionale. Con una previsione di fabbisogno annuo fra i 200 e 400 posti, metterli tutti in cattedra richiederebbe decenni! Per questa classe – come per altre – è chiaro che una grandissima maggioranza degli iscritti non troverà nella scuola una collocazione coerente con la formazione iniziale e con l’abilitazione acquisita. Dovranno trovare una collocazione utile nell’ambito dell’organico dell’autonomia, ancora tutto da definire.

La qualità dell'insegnamento
Altra questione riguarda, secondo la Fondazione Agnelli la questione della qualità delle GaE. Secondo la Buona Scuola, dopo le assunzioni per il 2014-15, oggi le GAE sono composte di 140mila iscritti: la loro età media sarà 43 anni nel settembre 2015 (momento previsto per l’assunzione), il 19% avrà più di 50 anni. Secondo la Fondazione sebbene per fare parte delle GAE l’abilitazione sia condizione necessaria, non c’è alcuna garanzia che le competenze professionali di molti docenti siano adeguate. Inoltre, circa 70mila degli iscritti alle GAE non ha avuto un contratto annuale di insegnamento negli ultimi anni, quanto meno nella scuola statale. Ciò significa che molti non insegnano da anni e alcuni potrebbero non averlo mai fatto. Cosa che, secondo la Fondazione Agnelli, è foriera di scarsa qualità.

Distribuzipne geografica
La Fondazione Agnelli fa notare che ci sono più iscritti in graduatoria al Sud rispetto al Nord e che il Governo, per evitare le "migrazioni" di docenti verso il Nord,  sta pensando di aumentare il numero degli assunti nelle scuole nelle zone più problematiche o dove i risultati dei ragazzi nei test internazionali non sono all’altezza, e dunque in molte aree del Sud.

Che fare per evitare che la tearpia uccida il malato?

Non è sbagliato assumere 140mila nuovi docenti di ruolo, ma bisogna assumere quelli che davvero servono alla scuola (oggi e nei prossimi anni) e dei quali sia possibile accertare in modo più accurato la qualità del profilo professionale. Di conseguenza, sottolinea la Fondazione Agnelli, non bisogna assumere tutti gli iscritti alle GAE, ma effettuarne una selezione, per fare entrare in ruolo soltanto chi ha realizzato almeno 36 mesi di servizio negli ultimi anni e supera una prova di verifica delle competenze didattiche. Quest’ultima verifica si rende necessaria perché molti iscritti nelle GAE non insegnano regolarmente da anni e potrebbero non avere (o avere perso) alcune competenze indispensabili a lavorare nella scuola. In questo modo, è prevedibile l’ingresso di circa 70mila iscritti alle GAE, che in questi anni hanno insegnato regolarmente.

Poiché le risorse (3 miliardi) per le assunzioni ci sono, indire un concorso ordinario per altri 70mila posti per dare la possibilità di assunzione ai precari abilitati fuori dalle GAE, che già regolarmente coprono quelle supplenze annuali che le GAE non riescono a coprire, soddisfacendo i bisogni reali della scuola italiana. 
METRO

 

 

 

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