Il Volo, la parodia del sentimentale

  • Maurizio Baruffaldi

Non serve guardare Sanremo per sapere com'è andata. I comici fanno ridere solo chi ne ha un disperato bisogno. Il conduttore semina superlativi. Chi lo affianca indossa vestiti barocchi. Poi ci sono le canzoni. E quelle te le ascolti quando vuoi con un bel clic. Siccome il televoto determina in buona parte chi vince, parto dai vincitori per decifrare la massa votante di questa democrazia popolare e un po' grillotta. Ha vinto Il volo. Mi imbarazzano che arrossisco, nel sentire questo amore finto e senz'ali come un assorbente. Il cantare da saggio di scuola per tenori. Il sentimentale portato alla sua parodia. Non una goccia di sentimento, mai vissuto, ma la sua ostentazione gridata. Questa è la parte dominante del nostro paesotto. Un po' mafiosa senza saperlo. Secondo Nek. Anche qui Amore, nel titolo. Fatti avanti. Almeno un imperativo. E Nek canta come non potevi sapere. Forse non lo sapeva nemmeno lui. Non ti interessa quello che dice, ma come lo dice. Saresti pronto a scommettere su un'energia così. E questa è l'Italia abituata a travagliare, a ripartire, a stupire, alla fine, per dove può arrivare l'ostinazione. Terza Malika Ayane. E mi commuovo io. Adesso, e qui. Scivolo inerme in quello sguardo da preda irraggiungibile. In quelle movenze morbide e finemente sgraziate. In quella voce che sa di lontano. Anche il pezzo si piega alla sua interpretazione fino ad apparire bello. Immagino dietro, e dentro, quella parte di Italia che cerca, e ama, senza clamori. Mi viene la parola Rinascimento. E non è un caso che Malika abbia sangue misto.

MAURIZIO BARUFFALDI
Giornalista e scrittore

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