I social network alla prova Jihad

  • Alessia Chinellato

L'OPINIONE È di poche ore fa l’attacco di Anonymous ai siti dell’Is, che ha oscurato molti siti e account Facebook e Twitter, ritenuti appartenenti al gruppo terroristico che sta sgomentando il mondo. Ora i miliziani – secondo l’Ansa - avrebbero contrattaccato, bandendo l’uso dei prodotti Apple nel timore di essere rintracciati.  In pratica, mostrerebbero gli indirizzi IP dei mittenti, ovvero l’etichetta numerica che identifica univocamente un dispositivo collegato ad una rete. Nulla di nuovo, se, tempo fa, l’ex tecnico della CIA Edward Snowden aveva dichiarato di non usare più l’iPhone. Il legale dell’informatico più famoso del mondo aveva, infatti, affermato che gli iPhone contengono uno software in grado di raccogliere informazioni personali all’insaputa degli utilizzatori. Anche molti personaggi famosi sembrano essersi convertiti ai vecchi GSM per tutelare la propria privacy. Intanto l’amministratore delegato di Twitter, Dick Costolo, ammette di “fare pena quando si tratta di affrontare abusi e troll”. La dice lunga sul come il mondo dei social stia sfuggendo dalle mani di chi lo ha generato. La libertà di pensiero, l’agorà virtuale -che sembrava aprire orizzonti infiniti di democrazia- sta diventando un mezzo virale difficile da gestire. Capace di fare proseliti ma anche di scatenare guerre che da virtuali sono diventate brutalmente reali. Servizi segreti “bucati”, video macabri on line, appelli ad un’interpretazione integralista della Jihad globale sono solo la punta del magma che si muove sotto la pressione del cloud.

ALESSIA CHINELLATO
Giornalista

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