Il peccato peggiore è lo spreco, non la vanità

  • Maurizio Baruffaldi

Lo scrittore Erri De Luca ha tradotto la Bibbia dall’ebraico antico, e la parola hebel, da sempre scritta come Vanità, la traduce con Spreco. Tralasciando la baruffa intellettuale tra i baroni e lo scapigliato rivoluzionario, sembra che anche Papa Francesco, chiamato a dire la sua all'esposizione universale Nutrire il pianeta, abbia scelto come nemico lo Spreco.

La vanità è un peccato fisiologico, in alcuni casi salutare all'autostima, lo spreco è stupido, ed è la sintesi del grande paradosso: noi siamo perennemente a dieta, ci ingolfiamo di dirette tv dai fornelli,  conversiamo di ricette con enfasi e saccenza, pensiamo a l prossimo pasto durante il pasto, riempiamo il frigorifero e la differenziata, lasciamo marcire frutta per non disturbare il prezzo del mercato, eppure c'è La fame nel mondo: titolo da tema in classe che pensavamo di lasciare alla retorica degli anni '70. Invece c'è ancora.

 Nella stessa occasione di Nutrire il pianeta anche il regista Olmi ha scomodato il religioso, evidenziando la sacralità, del cibo. Un sacro solido e condiviso. Ed io godo nel riconoscervi, voi come me adepti, che fate la macedonia con la frutta che l'è indree andà. Che ripulite gli scarti nel piatto di vostro figlio. Che mettete gli occhiali per controllare le scadenze, tutte. Che riscaldate la pasta di ieri. Che lavate e surgelate prezzemolo, salvia e basilico. Che fate l'insalata con i pezzetti di carne usata per fare il brodo, eccetera, eccetera. E  non lo fate perché c'è la fame nel mondo. Lo fate e basta.

MAURIZIO BARUFFALDI
Giornalista e scrittore

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