Quando Sergio Mattarella scrisse alla Gelmini

  • Tony Saccucci

È stato fatto il Presidente. Ora bisogna fare la Repubblica. Così potremmo parafrasare il motto celebre di Massimo d’Azeglio all’alba dell’unità d’Italia: “L’Italia è stata fatta, bisogna fare gli italiani”. Direi che a distanza di un secolo e mezzo abbiamo un ulteriore problema: il rapporto con l’Europa. Il problema di uno stato nazionale con un’istituzione superiore. La Repubblica italiana deve costruire una “mentalità” nuova per convivere con una realtà sovranazionale se non vuole tornare al Risorgimento. All’epoca, l’Europa stava nei sogni di Mazzini e di qualche illuminato seguace di Marx che predicava l’internazionalismo operaio. 

Il problema italiano era quello di mettere insieme il calabrese e il milanese: lo spirito del libro “Cuore”. È proprio quello spirito che Mattarella circoscrive al suo tempo. Nel 2008, in un articolo indirizzato a Maria Stella Gelmini, ministro dell’Istruzione che voleva tornare al maestro unico, scrisse: “Quella – sia detto con molto rispetto – è la scuola di De Amicis, che è stata di fondamentale importanza per unificare il paese, per alfabetizzarlo e per trasmettere buone norme basilari di comportamento, ma non è quella di oggi. L’atteggiamento di amarcord verso il “maestro unico” con cui il ministro copre la manovra di drastico taglio di bilancio, e che trova alcuni sostenitori che tendono a pensare che il mondo sia rimasto quello della loro infanzia, ormai può essere riferito alla scuola materna ma non più a quella elementare di oggi e di domani”.

Il Presidente sa che la storia procede. Sa che l’ideologia è una gabbia. Che la nostalgia, nel migliore dei casi, serve a scrivere romanzi ma non alla politica. Che l’essere reazionari è conseguenza di una scarsa intelligenza. Il Presidente è stato anche ministro dell’Istruzione e sa (come risulta chiaro dall’articolo di sette anni fa) che è nella scuola, a partire dalle elementari, che si costruiscono i cittadini di un paese. 

Il nostro Presidente, senza proclami, traghetterà la Repubblica italiana in Europa. Un’Europa forse raddrizzata dalle spallate del premier greco Tsipras, che formalmente tutti condannano ma nelle quali sperano in parecchi.

TONY SACCUCCI

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