Ma Tsipras, invece è un'occasione

  • Maurizio Guandalini

L'OPINIONE Tsipras, agli occhi degli europei stremati dall’austerità, è l’Highlander. I paesi, come l’Italia, la Francia e altri, gli danno pacche sulle spalle, in privato lo incitano, a suon di trombette, a continuare nella battaglia contro il rigore della Troika (Bce, Commissione europea e FMI) – tra l’altro con il risultato che l’Uno e Trino sarà cancellato -  ma in pubblico stanno acciambellati. Si può dire: vai avanti tu che  a me viene da ridere, quanto godo, ma mi nascondo perché i cattivoni di Casa Merkel si potrebbero arrabbiare. E infatti i tedeschi hanno già svegliato Draghi iniziando a fare il giochetto apro-e-chiudo il rubinetto della liquidità alle banche elleniche. Un ricatto in piena regola. Tsipras è l’agnello sacrificale della storia europea recente, giunta, per consunzione, al capolinea. Se ci diciamo da tempo che avanti così non si può andare vuol dire che lo scenario deve cambiare.  Lo snodo, nell’attualità di queste ore, è il debito greco. Tsipras da quando è Presidente non ha mai detto non pago. Ma ha detto: pago quando l’economia greca avrà ingranato. E’ lapalissiano.  
Non ci può essere crescita se  ci viene chiesto, in un botto, di appianare i debiti (il caso italiano è la prova vivente). La leva della vittoria di Tsipras sta nel ribaltare il format dell’austerità, non nel non pagare i debiti. Perché i paesi europei più convinti tentennano? All’orizzonte ci sono le elezioni inglesi (e i toni anti europei trionferanno) e quelle in Spagna, con Podemos, primi nei sondaggi, che, a differenza della greca Syriza, non sono mai stati forza politica “istituzionale”, nemmeno sono identificabili con la sinistra: siamo di fronte ad un oggetto non identificato che ha come certezza i toni antieuropei. Forse in Casa Merkel non hanno capito il rischio grande che è in gioco: il dissolvimento dell’Europa e la fine dell’euro. Storicamente la Germania non è nuova ad errori di presunzione: si rompono le corna con la loro politica espansionistica a Est, dai tempi dei cavalieri teutonici a Hitler e ora in Ucraina. Ieri hanno perso la Prussia, la Slesia e la Pomerania, oggi la Grecia e Cipro? Obama che ha colto l’aria che tira ha dichiarato che non si possono bastonare paesi allo stremo. C’è in gioco anche un riassetto geostrategico non di poco conto. E se Tsipras minacciasse di aprire le basi navali greche alla flotta del Mar Nero di Putin? D’altra parte è dai tempi di Caterina di Russia che i russi cercano approdare stabilmente nel Mediterraneo senza riuscirvi.  La Merkel diventerebbe d’un colpo afona.

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista

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