Questo paniere è tutto sbagliato

  • Massimiliano Dona

L'OPINIONE La grave recessione che l'Italia sta attraversando dipende anche dal fatto che, in questi anni, dall'arrivo dell'euro ad oggi, pensioni e stipendi non sono stati adeguati al reale aumento del costo della vita, mentre le tasse sono aumentate a dismisura. Così le famiglie hanno fatto sempre più fatica ad arrivare a fine mese ed i consumi sono inevitabilmente crollati, mandando in crisi anche le imprese. Ecco perché il calcolo dell'inflazione, sulla base del quale poi dovrebbero indicizzare le nostre retribuzioni, blocco dei contratti permettendo, è un tema importante. Ebbene, l'Istat misura la variazione dei prezzi di un insieme di beni e servizi, il cosiddetto paniere, in cui ogni prodotto dovrebbe avere un peso pari all'importanza che assume sul totale dei consumi. Ma se si confrontano questi pesi con le spese reali sostenute dalle famiglie, ci si accorge che non corrispondono.

Eppure i due dati sono sempre dell'Istat:  il paniere e  l'indagine sui consumi effettivi delle famiglie contenuta nell'Annuario statistico. Insomma nel calcolo dei pesi non si è tenuto conto della grave crisi in atto e del crollo delle spese. Quando una famiglia è in difficoltà, infatti, rinvia a tempi migliori le spese non obbligate come abbigliamento e ristoranti, mentre continua ad acquistare beni necessari come gli alimentari o a pagare luce e gas. Confrontando le due indagini ci si accorge che per il calcolo dell'inflazione l'Istat sopravvaluta il peso dei Servizi ricettivi e di ristorazione (nel paniere pesa l'11,1555%, mentre nella realtà conta solo il 5,6965%, ossia la metà) o dell'Abbigliamento e calzature (che per l'Istat pesa circa il 7% ma in verità una famiglia spende solo il 4,6% dei suo consumi per questo capitolo) e sottovaluta il peso della voce Abitazione, che comprende l'affitto di casa, le spese condominiali e quanto paghiamo per luce, gas, acqua, rifiuti. Per l'Istat una famiglia media paga per l'Abitazione l'11,5963% del totale delle proprie spese, mentre nella realtà ci costa il 35,2311% di quello che spendiamo in un anno. Una bella differenza, che ovviamente incide sul calcolo finale dell'inflazione, falsandolo al ribasso, dato che le voci contenute nel capitolo Abitazione sono, guarda caso, quelle aumentate di più in questi anni.

MASSIMILIANO DONA
Segretario generale dell'Unione nazionale consumatori

Articoli Correlati
Massimiliano Dona

Consumatorio persone?

L'opinione di Massimiliano Dona, Segretario generale dell'Unione Nazionale Consumatori
Massimiliano Dona

Energia, non aboliamoil mercato tutelato

L'opinione di Massimiliano Dona, segretario dell'Unione Nazionale Consumatori