Ci serve uno Stato che non freghi i cittadini

Il mio rapporto con la Costituzione italiana è questo: straordinaria, ma attuata al 5%  e sto largo. Basti  quel ‘..i cittadini sono eguali davanti alla legge..’  o ‘..l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro..’. Sento la mortificazione, lo stropiccio della Carta, tutti i giorni. Nella vita quotidiana. Il continuo, mancato, rispetto delle regole, delle leggi, il lassismo, quel lasciare andare che genera la mala-indifferenza. Su questo l’Italia è sfilacciata, quando chiediamo ‘legge e ordine’ sentiamo sulla nostra pelle la degenerazione: dico spesso che invece di lavorare dovremmo occupare la giornata a correre dietro alle varie denunce per inefficienze, diseguaglianze e storture.
 Per questo ritengo che scrivere il discorso di insediamento del Presidente della Repubblica  sia la fatica più lieve che ci sia. Basta prendere la Costituzione, sfogliarla e quel paradiso, possibile, riportarlo sui fogli e dire che ci si impegnerà a metterlo in pratica. Non sminuiamo le parole del neo presidente Mattarella. Anzi, lo sfidiamo a innalzare quello che ha detto davanti al Parlamento. Lo sfidiamo ad attuare la Costituzione a partire dai diritti dei cittadini. Invidio, all’inverosimile le democrazie liberali, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti che conosco bene. Le invidio quelle democrazie perché il cittadino respira la libertà individuale e gli sono riconosciuti i diritti. Non due pesi e due misure. Le civiltà di quei paesi sono visibili, palpabili perché sono chiari i diritti e i doveri. Lo Stato non frega e il cittadino non fa il furbo.

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista

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