Rivoluzione “coworking” per mamme in carriera

  • Mamme lavoratrici

FAMIGLIA. Le mamme del nuovo millennio non hanno ancora trovato la soluzione per mettere insieme la carriera e la famiglia. Questa è la sfida per le nuove mamme italiane. Come “conciliare” e come valorizzare le risorse femminili nell’economia? Se il piano A delle donne è dedicarsi 100% alla famiglia, il piano B solo alla carriera adesso esiste un Piano C. Che permette alle madri di lavorare in uno spazio di coworking e di avere i figli sotto lo stesso tetto dell’ufficio, ma seguiti da educatrici professioniste, in uno spazio di “cobaby”. Appena aperte le porte a dicembre 2012, il Piano C delle donne italiane ha vinto il premio europeo come “Miglior Innovazione Sociale in Europa”.
Raffaele Giacquinto, tra i cofondatori del progetto milanese, spiega a Metro che «non siamo convinti che si possa replicare in toto il modello di Piano C, le tematiche della genitorialità e il tema donne e lavoro vanno declinati bene per tutte le situazioni locali. Milano non è Napoli, non è Palermo. In due anni abbiamo ricevuto 90 richieste di replicabilità, ma il 50% di queste non sono partite per mancanza di imprenditorialità. Con alcuni progetti c’è stato uno scambio di informazioni, come con Kilowatt di Bologna o Casa Natural di Matera. Con l’Alverare di Roma invece abbiamo avuto un affiancamento e siamo stati più presenti. In tutti i casi si è trattato di un rapporto gratuito».
Da Milano a Matera
In effetti dal 2012 in tutta Italia stanno fiorendo spazi di coworking con area baby. Oltre Milano, Roma, Bologna e Matera spazi simili hanno aperto anche a Mestre (il Lab Altobello) e Parma (Officina On/Off). Ma cosa ci vuole per partire? Come si apre un coworking con spazio baby? Se una mamma chiamasse da Perugia chiedendo di aprire in franchising un Piano C nella sua città «prima facciamo una valutazione via mail chiedendo delle informazioni – spiega Giaquinto – poi facciamo un incontro a Milano, per far vedere la nostra realtà. Bisogna fare il punto sugli spazi e sul budget. Partire con finanziamenti pubblici e privati come è successo a Roma per L’Alverare è un caso unico. Ci vuole capitale privato e poi si cercano finanziamenti». Serve uno spazio di circa 200 mq e un budget di 100mila euro per iniziare. Piano C è stato aperto da 9 soci. «E questi sono i costi di avviamento, non il conto economico del primo anno. Che ha un impatto di 60-70 mila ulteriori, tra personale, affitti e utenze».
Secondo la squadra di Piano C in tre anni si arriva al pareggio e dopo i primi 5 anni si comincia a guadagnare. «Noi – prosegue Giacquinto – abbiamo aperto una srl commerciale per la parte degli affitti e parallelamente abbiamo fondato un’associazione che è il core business di Piano C. Nell’arco di 2 anni il focus si sta invertendo: la srl si sta riducendo a vantaggio dell’associazione. In due anni lo spazio è diventato catalizzatore di una galassia di progetti per chi si occupa di donne e lavoro, legati a una dinamica no profit, più che profit».

 

FRANCESCA GUINAND

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