Sergio Mattarella sarà un presidente navigatore

  • GIAMPAOLO ROIDI

Dalle prime 24 ore di passeggiate e fotogallery familiari sembra proprio che Sergio Mattarella sia il miglior presidente della Repubblica che questo Paese potesse augurarsi dopo Giorgio Napolitano. Ricapitolando: persona onesta, curriculum politico lungo e solido, profilo schivo ma per niente antipatico, studioso e cultore della carta costituzionale. Un hombre vertical, ha scritto qualcuno, che viene sì dalla prima Repubblica, ma che negli ultimi tre anni ha vissuto in un trilocale uso foresteria di Palazzo della Consulta come altri giudici costituzionali in servizio. Un antico professore siciliano, a cui la mafia ha ucciso il fratello, che non frequenta i salotti romani e gira con una Panda grigia. Un “loden blu” che ha tutte le carte in regola per farsi amare dal popolo.  #Ilpresidentegiusto forse senza l’hashtag ma con gli attributi che servono per farsi rispettare dai Palazzi limitrofi della Politica romana, Palazzo Chigi in testa.

Le apparenze spesso ingannano, ma tante altre volte no. La prima impressione conta eccome, e quella di Mattarella è ottima. Appalusi, dunque, a lui, al Pd di Renzi che lo ha candidato e ai tanti avversari del Pd di Renzi che lo hanno votato, per convenienza, certo, senza però farla pesare più di tanto al Parlamento e al Paese.

Fine degli applausi. Da domani mattina Sergio Mattarella avrà il compito di dimostrare, a chi lo ha scelto o ben voluto al primo sguardo, di essere anche nei fatti l’uomo giusto per proteggere la Costituzione e supportare un Paese in cerca di una moderna tranquillità. La sfida è decisiva. Con Matteo Renzi, Giorgio Napolitano ha messo alla guida del Paese il più scaltro e innovativo dei piloti in circolazione, e l’accelerata sulle riforme è stata energica. Ora serve durata e tenuta di strada, dunque un buon navigatore, uno che conosca il percorso e gli imprevisti del circuito. E sappia dire anche dei no al talentuoso guidatore, dimostrando nerbo e autonomia. Primo Gran Premio sarà la legge elettorale, il secondo la riforma Costituzionale, il terzo quella fiscale.

Gli italiani chiedono lavoro e giustizia sociale. Alle riforme istituzionali proprio non riescono ad appassionarsi. Dopo il semestre europeo e la partita del Quirinale, non bisogna sbagliare strada o finire la benzina: la fiducia degli italiani. In bocca al lupo a entrambi e a tutti noi.
 

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