Con Sergio Mattarella... Matteo si rallegra

  • Osvaldo Baldacci

L'anagramma che circola sull'elezione del nuovo presidente (Matteo si rallegra) sembra già dire tutto. Ma forse le cose sono più articolate dell'apparenza. E l'elezione di Mattarella non è filata poi liscia liscia. Già dalle premesse essa è portatrice di forti cambiamenti, talmente profondi che forse ancora non si può dire in quale direzione andranno. Sul settennato di Mattarella si potrà giudicare solo alla fine, ma sulla sua elezione si può fare qualche riflessione flash già ora.

È stato eletto un politico di lungo corso. È finita la sbornia per la società civile e per i tecnici. Basta con l'improvvisazione. Ci sono buoni politici che sanno fare il loro lavoro nell'interesse della comunità nazionale e le istituzioni hanno bisogno di loro.

È stata eletta una persona matura ed esperta che viene addirittura dalla Prima Repubblica. Finisce così l’ansia di nuovismo ad ogni costo che non fa distinzioni sulla qualità ma solo sulla carta d’identità. Inoltre c’è un’inversione anche rispetto alla pratica di produrre nominati acchiappa consensi per la loro fama e la loro telegenicità.

È stato eletto un democratico-cristiano di lunghissimo corso, non pentito. Termina la demonizzazione di una storia che è la storia del nostro Paese. A quei valori e a quel bagaglio culturale bisogna tornare per rimettere in piedi l’Italia. Guardando al futuro, alle nuove e diverse esigenze di una nazione, ed evitando di ripetere errori anche gravi del passato, ma senza negare le proprie radici.

In questa elezione l’antipolitica del no a priori a tutto e tutti – in Parlamento e fuori – è stata così marginale e fuori gioco che stavolta la sua irrilevanza non ha fatto neanche notizia (e ci saranno conseguenze).

Matteo Renzi per l’ennesima volta ha giocato il suo all-in (la scommessa totale del poker) e tatticamente ha vinto. Però ora lui e tutti gli altri probabilmente troveranno nel nuovo presidente un guardiano più arcigno di quanto forse vorrebbero (e ci saranno conseguenze).

Il PD renziano – volente o nolente - si è ricompattato ma soprattutto ha anticipato un suo volto da lista unica allargata ai satelliti che corrisponde probabilmente a quanto si vedrà alle prossime elezioni con l’Italicum (e ci saranno conseguenze).

Il centro-destra ha mostrato tutti i suoi limiti e ne esce assai malconcio, ma alla fine ha saputo tenere un profilo istituzionale alto e non è detto che dalle doglie di un parto molto complicato (e che produrrà ancora scossoni e conseguenze) non possa ritrovare una nuova forza più vicina alle esigenze dei moderati italiani.

OSVALDO BALDACCI

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