Volevamo un segnale Mattarella lo è

Claudio Camarca
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Volevamo un segnale. Perché la politica è anche simboli che diventano parole d’ordine. Anche a dispetto di chi quelle parole pronuncia. Volevamo un simbolo che fosse capace di racchiudere in sé un’altra idea di Italia. Un’Italia non più da barzelletta, non solo cinismo di ritorno fine anni ‘80, né mercato delle vacche 2.0.
Volevamo qualcosa di più che non un nome figlio di accordi sotto banco siglati digerendo la pasta asciutta di Fortunato al Panteon, o la coppa di “sciampagne” gorgogliata al night club.

Volevamo qualcosa che avesse in sé un’anima nobile, un’idea altra e alta della politica. Intesa come servizio. Vissuta come missione.
Abbiamo necessità che questo paese frastornato, stanco, disilluso, sappia irrigidire la propria spina dorsale, quasi fossero i picchi dell’appennino, e tirarsi su da dove lo abbiamo visto inginocchiare e tendere ad essere una realtà bella.
 Una realtà capace di specchiarsi nella dignità delle persone per bene. Non abbiamo bisogno di eroi, e di martiri ne abbiamo riempita la nostra memoria, ma di figure che incarnino la dedizione, la pulizia morale, la volontà di credere che alla sopraffazione della violenza si risponde con il diritto dello Stato.
Sergio Mattarella è figlio, fratello di quella Storia. Non sappiamo che Presidente potrà mai essere, però io so le sue radici, so qual è l’Italia che lo ha partorito, so che al momento della firma solenne una eco lontana riecheggerà intorno a lui. E mi piace pensare che ciò che si voleva morto, si palesa vivo come uno schiaffo vibrato sulle facce  butterate di corruzione di quei carnefici.

CLAUDIO CAMARCA
Regista e scrittore

 

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