La legge anti-moschee taglia i ponti del dialogo

  • Paolo Branca

Siamo alle solite, Calimero! Una legge che doveva regolamentare i luoghi di culto per la Regione Lombardia è diventata la legge “anti-moschee”. Vabbè che tra un “porcellum” e l'altro ci abbiam già fatto il callo, ma di ricevere per l'ennesima volta una conferma del tipo di classe dirigente che ci governa ne avremmo fatto volentieri a meno. Stabilire che non sia in pratica percorribile alcun percorso di legittimazione, e non per i soli musulmani, ma anche i cristiani di varie confessioni, i buddhisti, gli indù... in mancanza di un'Intesa con lo stato italiano è norma incostituzionale già dichiarata tale da più d'una sentenza.
Cervellotici calcoli di numero posti auto e minima distanza da altro luogo di culto, previsti dalla legge lombarda, renderanno più complicato comunque per tutti il banale diritto di poter pregare. Il tutto in una regione tra le più multiculturali e pluralisticamente religiose del nostro Paese, e a poche settimane dall'Expo!
La condizione relativa alla conformità col “paesaggio lombardo”, infine, ha dell'inverosimile: capannoni, scantinati e garages sono già perfettamente in linea con essa... peccato che si tratti di luoghi di culto clandestini, camuffati da centri culturali o sedi di associazioni, non si vede proprio con quali vantaggi per la tanto sbandierata “sicurezza”. È un vero peccato, poiché l'Italia – a differenza di altri paesi europei con un forte paradigma ideologico (come la laicità francese) o etnico (come la germanicità tedesca) che han visto fallire modelli d'integrazione assimilazionisti o comunitaristi – potrebbe, nel suo stesso interesse, avere orizzonti un po' più ampi in chiave mediterranea e verso l'est del continente.
 È pur vero che abbiam perso la Seconda Guerra mondiale e che da allora la nostra politica estera ne ha risentito, ma vivaddio son passati un bel po' d'anni e il nostro ruolo di “ponte” verso altre civiltà non può rimanere solo una bella reminiscenza con forti connotati retorici. Siamo la terra di troppi avvocati e di troppo negletti imprenditori, creativa nelle condizioni più estreme, ma sconfortante nella sua squallida pratica quotidiana di istituzioni che non hanno più non dico gli statisti, ma almeno i funzionari di una volta. Su de doss! Dio perdona. Darwin no!

PAOLO BRANCA
docente di Lingua Araba e Islamologia alla Cattolica di Milano