Treni regionali più cari e sempre meno funzionali

  • Maurizio Guandalini

Pendolari di tutto il mondo, unitevi! Sì, forse non c’è alternativa, conosciuta, sul da farsi. Trenord (i treni della Lombardia, ma statene pur certi sarà la purga in uso anche nelle altre regioni) a febbraio aumenterà il costo dei biglietti. Non sazi le Ferrovie continuano a sforbiciare: chiuderanno altre biglietterie. Lo sportello sarà sostituito dalle macchinette (che funzioneranno per una settimana mentre dai tabaccai non si troveranno i biglietti). In questo collage cosa balza agli occhi? Forse una pubblicità progresso per usare il trasporto pubblico? No, vero? Allora, allora cosa c’è che intriga? La faccia tosta. Non servirebbe la Treccani o Conoscere per elencare  gli orrori dei treni regionali. Lo sprezzo e il disprezzo per la clientela, il trattamento da clienti di serie b (mentre quelli in a, viaggiano con i treni superveloci), lo svilimento del servizio fino a spingerlo ai margini. Rendendolo inutile. E infatti la sensazione è questa: ultroneo. Superfluo.
Per la serie: se volete andare sui treni regionali accontentavi, nel frattempo, please, pagate biglietti più cari. E come zuccherino ci sarà l’ennesimo annuncio di un grande progetto che più grande non si può sulla puntualità dei convogli: “perché noi abbiamo a cuore il problema!”, dicono i politici regionali.
 
Credete nel trasporto pubblico? Fate un progetto, pieno di soldi e via!

La logica vorrebbe che l’aumento del biglietto fosse proporzionato al servizio, a quello in più che ti viene dato. Invece servizi zero (a meno che non s’intende come servizio il locomotore che va) e gabella più cara. Il totale è a somma zero perché non ci sono diritti, pesanti, dei viaggiatori. Lo so, temi vecchi. Parecchi di voi lettori che siete  pendolari, anch’io, avete buttato il ferro a fondo. Rassegnati. “Obliterati” dalla fatica quotidiana. Però capite che siamo allo sprezzo dell’untuoso pericolo. Stiamo scrivendo di civiltà. C’è poco da fare  ragionamenti sul green, sul verde, sulle smart city quando si assiste ad una tana libera tutti senza direzione e ordine.
Credete nel trasporto pubblico? Fate un progetto, pieno di soldi e via. Non è possibile che il  piano del trasporto pubblico  pare  rimanere fermo perché la dirigenza delle Ferrovie non si mette d’accordo. I ritardi non ci devono più essere, servono treni nuovi, nuovi veramente e funzionanti, le carrozze in inverno meglio calde che gelide, i bagni puliti non  latrine,  i finestrini che vanno su e giù e non tenuti con lo scotch. Scusi, Renzi, Maroni e tutto il plotone, per voi la civiltà di una nazione da cosa si riconosce?

MAURIZIO GUANDALINI
economista e giornalista

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