Sulla privacy necessaria una riforma entro il 2015

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ROMA La Ue deve chiudere la riforma della protezione dei dati personali entro il 2015. È l'appello lanciato ieri dalla Commissione Ue in occasione del Data protection day, la giornata europea per la protezione della privacy, considerata uno dei diritti fondamentali dell'uomo.  «Siamo fiduciosi che saremo in grado di dire che l'Ue resta lo standard mondiale più elevato nella protezione dei dati personali», ha dichiarato il vicepresidente della Commissione al digitale Andrus Ansip.

Il Garante
«Ci attende una nuova stagione e una sfida ancora più complessa: la protezione dei dati che rappresenta la chiave attraverso la quale è possibile ricercare il più alto punto di equilibrio tra uomo e tecnica. Nella società digitale, noi siamo i nostri dati e da questa considerazione bisogna partire per ricercare nuove e più efficaci forme di tutela delle nostre libertà»: queste le parole  del presidente dell'Autorità  Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, che ha aperto ieri a Roma  il convegno “Il pianeta Connesso-La nuova dimensione della privacy”.

I timori degli italiani
Che gli italiani non si sentano molto sicuri in tema di privacy lo rivela uno studio di Mozilla  condotto da Harris Poll, secondo cui il 68% delle persone che navigano in Italia è preoccupato che le società che operano su internet sappiano troppo su di loro. Sempre il  68% ha la sensazione che i propri dati personali come il numero di telefono, codice fiscale, numero della carta di credito sul web siano meno riservati oggi rispetto a un anno fa. Più della metà (54%) degli  italiani su internet non si fida del fatto che il proprio diritto alla privacy venga rispettato on line sia dagli altri che dalle aziende.
L'ambizione delle Autorità di protezione dati, ha ricordato ieri  il Garante, è  quella di «ricercare un nuovo equilibrio tra fattibilità tecnica e  accettabilità giuridica; di incorporare la tutela dei diritti nelle  tecnologie e di responsabilizzare i titolari, spingendoli verso  l'adozione di nuovi modelli organizzativi di gestione e di controllo  dei dati».

Mancano gli accordi internazionali
«Bilanciare diritto alla privacy e sicurezza dei cittadini è una questione quasi inestricabile»: Luca Bolognini è il presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy.

Come se ne esce?
Tutto si gioca su un bilanciamento, che per sua natura è qualcosa di dinamico. La privacy è un diritto fondamentale e serve a proteggere la libertà dei cittadini. Ma anche la sicurezza è fondamentale. In un momento di  rischio terroristico così elevato, si può accettare una diminuzione della privacy, purchè regolamentata.

Parlare di privacy nell’era di Internet sembra quasi una presa in giro: basta fare una ricerca su google che in poco tempo si è sommersi da pubblicitàa tema...
Capisco il disagio, ma bisogna capire che il vero problema è che i dati sensibili non devono essere usati contro di noi. Sarebbe già un successo.

In Italia a che punto siamo?
Siamo a buon punto, nel senso che  il Garante e i giudici riescono a fare rispettare le regole sulla privacy alle nostre aziende, ma con quelle straniere è tutta un'altra storia.

Mancano accordi internazionali?
Assolutamente si. Comunque anche in Italia siamo in attesa da 12 anni dell'allegato C al Codice sulla privacy, che riguarda il trattamento dei dati sensibili riguardanti i cittadini di cui vengono in possesso i giudici e le forze dell'ordine. Di strada da fare ce n'è tanta.

VALERIA BOBBI

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