Vorrei un Primo Cittadino di cui andar fiero

  • Michele Caropreso

Domani cominciano le votazioni per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Per fortuna. La nomina del successore di Napolitano, infatti, metterà comunque fine allo spettacolo triste cui stiamo assistendo in questi giorni. Partiti lacerati al loro interno, che tutto fanno fuorché concentrarsi sulla scelta di un nome adeguato ad un incarico così strategico per il futuro, non solo immediato, del paese. Leader e leaderini che cercano un po’ di visibilità, giocando di sponda e confondendo il metodo con il merito, senza assumersi una responsabilità che è una. Tribuni delle plebe che arringano le folle ripetendo insulti ormai spuntati e rifiutando, ancora una volta, di sporcarsi le mani.
E già, perché se la politica è sangue e merda, come diceva il vecchio Rino Formica, qui mi sembra di vedere molta merda e poco sangue, inteso come anima di una politica che non sia solo calcolo e gestione del potere. Mette tristezza vedere il Pd, l’unico grande partito sopravvissuto alla mutazione 2.0 della politica italiana, litigare ogni giorno su patti, minoranze e possibili scissioni. Un sentimento simile lo suscita anche quel che resta di Forza Italia, con un leader come Berlusconi che pare puntare più all’autoconservazione che all’elezione di un Capo dello Stato degno di questo nome. Poi c’è Grillo, che a quanto sembra starà a guardare anche a questo giro, sterilizzando ancora una volta il voto di milioni di italiani. Una scelta simile a quella di Salvini, che sondaggi sempre più gratificanti non hanno spinto a mettersi in gioco più di tanto nella partita del Colle. 

La scelta del Presidente della Repubblica - un arbitro cui la Costituzione assegna grandi poteri, amplificati dall’interpretazione che del ruolo hanno messo in campo gli ultimi inquilini del Quirinale - dovrebbe essere un momento in cui le forze politiche depongono le armi e si siedono tutte intorno allo stesso tavolo per scegliere la personalità migliore per guidare il Paese. Cosa che non è avvenuta il 20 aprile 2013, quando un Parlamento balcanizzato non trovò nulla di meglio da fare che rieleggere un riluttante Napolitano, e che rischia seriamente di non succedere neanche a partire da domani. 
Speriamo che almeno questa volta la nostra classe politica, mai troppo vituperata, riesca a farci una sorpresa. Scegliendo un Primo Cittadino di cui andar fieri.
MICHELE CAROPRESO

 

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