Gomorra, nuova frontiera del cinema made in Italy

  • Mattia Nicoletti

Esattamente un anno fa “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino trionfava ai Golden Globes, antipasto di quello che poi sarebbe stato l’Oscar per il miglior film straniero. Nei mesi successivi, sull’onda dei numerosi allori conquistati (ai due più prestigiosi vanno aggiunti il Bafta, lo European Film Award e molti altri) il cinema italiano sembrava poter acquisire nuova linfa, forse anche per quell’aura da “Dolce Vita” che “La Grande Bellezza” in qualche modo mutuava. A poco più di 365 giorni di distanza, tuttavia, quelle speranze di rivedere i nostri lungometraggi primeggiare sui grandi schermi d’oltre confine appaiono svanite.  “Il Capitale Umano” di Virzì, probabilmente il miglior film che potesse rappresentarci agli Oscar (è stato preferito a “Le Meraviglie” di Alice Rohrwacher e a “Anime Nere” di Francesco Munzi), non solo non è stato nominato ai Globes ma è anche stato escluso dalla cinquina di aspiranti alla statuetta, a conferma di come l’effetto “Sorrentino” non abbia portato risultati. Il cinema italiano all’estero, nonostante l’Oscar 2014, non è stato infatti considerato più di quanto non lo sia stato negli ultimi anni. Questo non significa però che non siano stati prodotti film di qualità ma piuttosto che sia mancato il Grande Cinema che “La Grande Bellezza” per produzione, scrittura, regia, interpretazioni e fotografia, rappresenta. Gli stessi canoni in possesso invece  da “Gomorra”, la serie prodotta da Sky, Cattleya e Fandango (e il contributo di Beta Film) che dopo avere ricevuto consensi di pubblico e di critica è stata esportata in oltre 50 paesi e da cui verrà realizzato un remake USA. “Gomorra” corrisponde a quel tipo di prodotto cinematografico nostrano apprezzato anche all’estero. La serie, tratta dal romanzo di Roberto Saviano (già famoso in tutto il mondo), realizzata con il consistente budget di 15 milioni di euro, sceneggiata dagli autori di “Romanzo Criminale” e  con un cast di attori poco noti ma di grande bravura, può essere considerata la nuova frontiera (non per niente è stata proiettata in oltre 200 sale a fine settembre) del piccolo e grande schermo italiano, in cui, come accade nel resto del mondo, conta la qualità e non le dimensioni.

MATTIA NICOLETTI