La vittoria di Tsipras è un successo europeo

  • Giampiero Gramaglia

La vittoria ha sempre molti Padri. E un sacco di fratelli. Alexis Tsipras non s’immaginava di certo d’avere una famiglia tanto numerosa: gli si stringono intorno nel successo gli euro-critici di sinistra di tutta Europa –e fin qui ci sta-, i movimenti di protesta alla Podemos –e fin qui ci può stare pure-, ma persino gli euro-fobici xenofobi di destra ed estrema destra in nome del ‘dalli all’euro’ e ‘dalli all’Ue’ – e non ci può proprio stare-. E si percepisce il tentativo di omologare sotto l’etichetta del ‘nuovo che avanza’ la schiera dei leader senza cravatta –meglio se con camicia bianca-.

Sul palco mediatico del successo della sinistra radicale in Grecia, dietro la folla di chi sale sul carro, c’è un coro di prefiche che intonano il ‘de profundis’ dell’Unione e dell’integrazione. “Basta!”, grazie, please, epharisto: l’Ue non è morta e Tsipras non ne sarà il killer. Anzi, il premier di Syriza potrebbe suonare la sveglia a un’Europa che langue.

Nessuno vuole cacciare la Grecia dall’euro e tanto meno dall’Ue. E Tsipras non vuole uscire dall’euro e tanto meno dall’Ue. Dunque, la Grecia e i suoi partner devono ora negoziare, partendo, ovviamente, trincerati sulle rispettive posizioni. Dal consulto fra i presidenti delle Istituzioni dell’Ue e dalla riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles, non vengono per ora cedimenti: “Se Atene vuole restare nell’euro, deve rispettare gli impegni presi. Di tagli del debito, non si parla”, firmato “falchi e colombe”, gli uni e le altre, però, “disponibili a discutere”.

Opposta, ma identica, la posizione di Tsipras: “gli accordi fatti dai nostri predecessori non ci stanno bene”, ma “parliamone”. Intanto, c’è una piccola intercapedine temporale, per lasciare decantare esaltazioni e preoccupazioni: il nuovo premier incontrerà i suoi colleghi al Vertice europeo di metà febbraio, dopo avere formato il governo –se ci riuscirà in tempi brevi, com’è possibile-.

Sui media europei, c’è chi alza le barricate del rigore, chi sventola la bandiera dell’instabilità, chi paventa il luogo comune dell’ ‘effetto domino’ e chi enfatizza la reazione dei mercati. E c’è pure chi, come la Bild, solletica le paure dei lettori parlando di “euro-terrore”. Le Monde tratteggia “un’Europa divisa tra gioia e paura”, con il rischio –questo sì reale- che il vomere di Syriza approfondisca il solco tra Nord e Sud dell’Unione.

Ma il voto in Grecia è, anzi, un trionfo dell’Europa e della democrazia che proprio in Grecia, ad Atene, venne inventata e sperimentata 2500 anni or sono. E, di sicuro, il risultato non coglie nessuno di sorpresa: c’è chi prova a cercare di sfruttare l’opportunità per accelerare il cambiamento di rotta in Europa verso la crescita, gli investimenti, l’occupazione; e chi s’appresta a disporre paletti e cavalli di frisia su questo percorso, per evitare sprechi e sciali, per innescare efficienza e competitività. Una dialettica che è dentro la nostra storia.

GIAMPIERO GRAMAGLIA
Direttore di Euractive.it

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