Un presidente garante della solita casta

  • Maurizio Guandalini

Vogliamo un Presidente della Repubblica onesto. Vogliamo un Presidente simpatico, alla buona. Uno della porta accanto. Capite che per trovare un Mr. President così dovremmo impantanarci in un casting infinito e non è il caso, perché va finire che esce la Luna Nera. Non contateci che i mille, e passa, elettori seduti sugli scranni parlamentari abbiano in testa  la percezione che l’inclinazione è quella, cioè di una personalità pane e salame. Avete sentito titolati esponenti del ‘quadro’ politico, sciorinare davanti ai microfoni le doti: che sappia di economia. Politici cari, vi rendete conto che i cosiddetti sapienti di economia, in Italia e nel mondo, hanno fatto danni irreparabili? Osteria numero due, quella delle fesserie: meglio se  non è un politico. È come se un primario sceglie un macellaio per il pronto soccorso. Masochismo di ritorno, e confessionale, della serie siamo politici, non è colpa nostra, scusateci. Avanti così e  c’è il rischio che eleggano la Torcia Umana. Non sarà il caso che il Capo dello Stato lo eleggano  gli italiani? Però dovrebbe cambiare il ruolo e diventare Presidente di governo, come in Francia: se dovessimo eleggerlo con le funzioni che il Presidente ha oggi sarebbe impossibile la campagna elettorale.  

Cosa prometterebbe? Sarò arbitro? Sarò il garante? Ma abbiamo il fisico del ruolo per scegliere il Presidente ideale, da Mulino Bianco? Siamo franchi. Nei nostri circolini, relazioni lavorative e sociali, non è tanto vincente, e apprezzata, la persona buona (che passa per sfigato), alla mano (che passa per ignorante perché non ha fatto le scuole alte), onesta (che passa per “furbo-zero”).  Osservate i presidenti dell’America Latina, dove la condizione sociale e intellettuale della popolazione è tutta fatica, lavoro (quando ce n’è), diritti e povertà. Sono presidenti che si sono fatti da soli, provenienti dal popolo, usciti anche da conflitti cruenti. Il Papa argentino proviene da quelle terre. Stile e modi si vedono. La nostra cultura  fatica a sdoganare  l’idea che ai livelli alti, anche alle presidenza della Repubblica (la Costituzione è chiara, sintetica e democratica a delinearne le caratteristiche) possa ambire, ad esempio, un autodidatta dal cervello fino. L’untuosa attitudine a riverire l’esperto, quello che ha fatto gli studi alti, ci ha rinforzato la convinzione, debole, di apprezzare, sempre e comunque, le classi dirigenti con la puzza sotto il naso, ceto e casta (forse ci sentiamo più garantiti?). Alla fine andiamo sempre lì. Per la serie: chi disprezza compra.

 

MAURIZIO GUANDALINI
Giornalista e scrittore - Fondazione Istud

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