Il mio candidato è Salvatore Settis

  • Tony Saccucci

L'OPINIONE È tempo di toto-Quirinale. Nessuno può, anzi nessuno deve, sottrarsi alla discussione perché questa elezione è il fatto politico più importante del momento (questione terrorismo a parte, ovviamente). Dunque, anch’io provo a dire qualcosa in merito. Partiamo dal presupposto che l’articolo 84 della nostra Costituzione dice che “può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti civili e politici”. Ce ne sarebbe tanti di ultracinquantenni onesti, preparati, saggi che potrebbero aiutare questo Paese a restare a galla, anche tra persone completamente sconosciute. E però avrebbero poche possibilità di riuscita. Dunque, cercherò di tenere insieme le due esigenze: una persona all’altezza che sia anche abbastanza conosciuta. Salvatore Settis è il mio candidato.

Un professore, un insigne insegnate. Un intellettuale vero, cioè uno che aldilà della specializzazione (archeologia e storia dell’arte) ha fatto della propria cultura la lente per scandagliare la realtà politica. Un analista che ha colto l’essenza della Costituzione: la questione dei beni comuni. E sì, perché il patrimonio artistico del Paese è un bene comune. Il patrimonio paesaggistico è un bene comune. L’istruzione è un bene comune. Settis ha scritto libri in cui dimostra che bisogna ripartire proprio da queste cose, dalla storia, dallo spirito e dal territorio, per ricreare un tessuto civile che tenga ad ogni scossone, presente e futuro. E mai come adesso se ne sente il bisogno. Il Professor Salvatore Settis, tra le numerose responsabilità, è stato direttore della Scuola Normale di Pisa e per molto tempo ha ricoperto la carica di presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali. Nel 2009 si è dimesso da tale incarico in rotta con il ministro Bondi che aveva preteso da lui un allineamento con le politiche governative. Politiche che aveva criticato aspramente per via dei tagli all’Università. Dunque, un uomo con la schiena dritta, un professionista che all’estero ci invidiano tanto da offrirgli posti di altissima responsabilità. Sia in Europa che negli Stati Uniti.
Abbiamo già il problema della fuga dei cervelli. Evitiamoci quello della fuga dei presidenti.

TONY SACCUCCI
Insegnante e scrittore

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